Giovanni da Perugia e Pietro da Sassoferrato

Al tempo della dominazione musulmana degli Almohadi (al-Muwahhidun, gli Unitari), due francescani italiani vennero inviati a Teruel. Erano Giovanni da Perugia e Pietro da Sassoferrato, entrambi fattisi frati quando erano piuttosto in là con gli anni. Da Teruel furono mandati in Aragona e qui decisero di imitare il loro fondatore andando a predicare tra gli infedeli. Di certo sapevano che s. Francesco era stato praticamente l'unico a effettuare un'impresa del genere riportando a casa la pelle, giacché tutti gli altri francescani che ci avevano provato erano finiti ammazzati. Era il 1228 e i due frati si portarono a Valencia, dove, naturalmente, appena aprirono bocca furono subito arrestati. Condotti davanti al governatore Abu Zayd, vennero a lungo torturati e infine regolarmente decapitati. Riporta Camille Eid nel suo A morte in nome di Allah (Piemme) che i due avevano pregato, prima di morire, per la conversione del loro carnefice. Ora, pare proprio che il governatore, dopo l'esecuzione, non abbia più avuto pace: sconvolto e angosciato, addirittura aveva preso l'abitudine di inoltrarsi travestito nel quartiere dei dhimmi cristiani (quelli ebrei dovevano girare con un berretto giallo, invenzione almohade). L'anno seguente, una ribellione lo defenestrò e mise al suo posto il rivale Zayyan. Abu Zayd fuggì a Saragozza presso il re Giacomo I d'Aragona. Si dice che l'ex governatore abbia effettivamente ricevuto il battesimo nel 1233 e che abbia addirittura aiutato il re aragonese nella campagna che portò alla riconquista di Valencia nel 1239.