Giovanni Terzi ai comitati: «Sì ai concerti»

(...) E poi in Bovisa, c’è la Triennale, il Campus universitario: insomma, il quartiere ha tutte le caratteristiche per poter diventare una piccola città per i giovani. «Finché ci sarò io, la musica non sarà bandita», assicura Terzi che prende spunto dalla trama di “We will rock you“ e lancia un messaggio ai cittadini che stanno facendo la guerra ai decibel. «Questo spettacolo racconta un mondo globalizzato dove non si riesce più a suonare il rock. Per colpa di una Lady Killer. In fondo, è lo specchio di quello che sta succedendo a Milano, dove i comitati di quartiere sono i nostri Lady Killer».
Il senso dell’amministrazione è far vivere la metropoli in modo educato, ma il tema dei concerti, dei locali che chiudono, della movida che tiene svegli i residenti è ancora lì, vivo e vegeto. «Domani faremo un tavolo di lavoro sulla movida. Bisogna dotarsi di aree strategiche. E ci sono ancora poche persone che mettono in crisi una città». Sospira e pensa alle sue battaglie contro il comitato San Siro. «A volte danno dei consigli importanti, a volte invece sono soltanto pretestuosi. Non amano che ci si possa divertire. Ma a loro chiedo di far un passo indietro perché altrimenti fanno male a Milano per un piccolo interesse».
E invece ci sarebbe così bisogno di spazi e locali di aggregazione per i giovani, così come sono stati in tutti i questi anni il Rolling Stone che ha chiuso i battenti proprio stanotte. O il Plastic che ha ricevuto da poco lo sfratto. Perché se la città vive, è anche garanzia di sicurezza per i cittadini. «Via Vittor Pisani era impraticabile finché non sono arrivati un paio di locali a rianimarla. Lo stesso vale per la zona del parco Sempione. Bisogna stare attenti ed essere educati, ma la vita di Milano è importante per prevenire la delinquenza». E una cosa in particolare: la musica non è rumore.