Giovanni Uguccione

Pare appartenesse alla famiglia dei conti di Lornano o Lorzano, che sarebbe stato un castello del contado di Osimo. Poco si sa di Giovanni Uguccione prima del 1291, anno in cui venne eletto vescovo di Jesi. Tre anni dopo, i documenti ce lo mostrano alla corte dell’imperatore Rodolfo d’Asburgo, inviato dal papa Niccolò IV a perorare le ragioni del candidato pontificio alla corona d’Ungheria. Sappiamo che Jesi era una città ghibellina e che l’Uguccione vide i sorci verdi per far rispettare la sua autorità. Dovette ricorrere perfino alla scomunica, che fulminò contro l’intero Comune, magistrature in testa. Ma aveva contro anche il priore dei locali benedettini e nel 1295 il papa Bonifacio VIII dovette fare buon visto a cattivo gioco spostandolo alla cattedra di Osimo, che almeno era la sua terra d’origine. Il papa indorò la pillola aggiungendo via via le cariche di rettore della Marca, nel 1301, e vicario di Roma, nel 1303. Purtroppo Osimo si rivelò non meno ghibellina di Jesi e anche là il vescovo Uguccione finì praticamente impossibilitato a svolgere il suo lavoro. E a nulla servì la difesa d’ufficio del nuovo papa Giovanni XXII nei suoi confronti. L’unica cosa che in pratica gli riuscì fu il ritrovamento del corpo di s. Leopardo, cui il duomo era dedicato, durante alcuni lavori di ampliamento. Così come è avvolta nelle nebbie la sua data di nascita, anche sulla sua morte non c’è unanimità: le cronache di Jesi lo danno defunto nel 1307, quelle di Osimo nel 1320. Dovrebbe essere sepolto, se non andiamo errati, davanti ai gradini dell’altare maggiore della cattedrale.