Giovanniello Fasani

Nacque a Lucera, in Puglia, nel 1681. Nel Meridione, si sa, quasi nessuno viene chiamato col suo nome e questo santo, che si chiamava Donato Antonio Giovanni, era conosciuto da tutti come Giovanniello. Il padre, fattore, morì presto. La madre si risposò e il patrigno mise a studiare il promettente Giovanniello dai locali frati francescani conventuali. Il ragazzo vi trovò la sua vocazione e, col nome di frate Francesco Antonio, entrò nel noviziato di Monte Gargano. Dopo gli studi, nel 1705 fu ordinato sacerdote ad Assisi e ritornò nel suo collegio di Lucera come professore di Filosofia e Teologia. Da quel momento cambiò di soprannome e per tutti fu il “padre maestro”. Ricoprì varie cariche nell’ordine ma fu soprattutto un predicatore popolare particolarmente efficace. Anzi, scrisse diversi manuali di predicazione nei quali innovava lo stile retorico e roboante dell’epoca in favore di uno più semplice e alla portata di tutti. La gente prese a venerarlo perché vedeva in lui il perfetto francescano, e volentieri apriva i cordoni della borsa quando Padre Maestro organizzava collette natalizie per i poveri o per i carcerati. Questi ultimi li aveva particolarmente a cuore perché le carceri di quell’epoca erano cosa seria (a quel tempo la galera serviva a punire, mica a “recuperare”) e chi ci finiva ne usciva, se usciva, quasi sempre minato nel fisico. Devotissimo dell’Immacolata, il Fasani morì mentre iniziava la consueta novena, come aveva predetto a un confratello. Al quale aveva predetto anche che lo avrebbe seguito presto. Tutto si avverò, puntualmente, nel 1742.