Giovannone, una badante per il Toro

L’imprenditore, che «importa» assistenti, ha comprato la società per 180.000 euro: dietro a lui Lotito. Ma Cairo non si arrende

Tony Damascelli

Luca Giovannone si è preso il Torino. Insieme con Lotito e Mezzaroma. Chiamparino, sindaco di Torino, si oppone. Cairo resta in silenzio. I tifosi granata in tumulto. Questa è la bella storia del Torino, abituato al malessere quotidiano da troppo tempo, alle prese con avventurieri e predicatori di fede, in balia della propria storia grande ma costretto a convivere con una cronaca miserabile. Dunque il colpo di scena di lunedì sera sembra un altro fotogramma di un film comico: al momento di firmare l’acquisto del Torino l’imprenditore Cairo, nativo di Alessandria, si è ritrovato di fronte Luca Giovannone che viene da Ceccano e ha un’impresa che si occupa dell’importazione di badanti e assistenti dall’Est, personale per gli ospedali torinesi, soldi pubblici dunque. Tra Cairo e Giovannone, oltre al dialetto, c’è un bel distacco se uno deve tener fede ai bilanci e alle imprese, ma tra i due è battaglia piena se si considera quello che è accaduto: Giovannone ha staccato un assegno di 180mila euro, si è preso quello che era del Torino e ha detto che non intende affatto fare il traghettatore. E a chi gli chiedeva da chi venisse aiutato o alimentato ha risposto prima con un «amici miei», poi ha tolto la maschera, pronunciando il nome e il cognome di Claudio Lotito, sì proprio lui. «Volete che lo chiami? È qui sotto».
Lotito è stato fatto entrare da una porta secondaria, ha travolto gli astanti con la sua prosa torrenziale, per venti minuti senza nemmeno un amen di presentazione e di convenevoli, a un certo punto l’assessore Peveraro ha chiesto: «Scusi, ma lei è Lotito davvero o è l’imitatore? Perché in quest’ultimo caso lascio perdere, ma nell’altro devo capire che cosa sta accadendo». Infatti Lotito, come azionista di riferimento e presidente della Lazio, non può acquistare nessun’altra squadra. L’affare resta confuso, anche se Giovannone ha garantito che lui il Torino non lo molla, che «lo metto per iscritto, tra un anno è in serie A» e ha preannunciato l’arrivo di tre rinforzi immediati, Simone Inzaghi, Muzzi e Manfredini, dipendenti della Lazio, a conferma che l’intesa con Lotito è totale.
Il sindaco Chiamparino è rientrato ieri a Torino dalle vacanze calabresi e ha preso spada e corazza: «Non siamo disponibili a fare operazioni immobiliari con chi è scorretto e cambia le carte in tavola. Al massimo potremmo affittare il Comunale a prezzo di mercato».
Come si può dedurre il calcio non conta un fico secco, la fede granata anche. Contano i denari, Cairo li aveva, anche tanti, ma ha tergiversato, Giovannone ha intuito che l’affare è interessante e ha trovato compagni di cordata fino a lunedì imprevisti ma ancora oggi imprevedibili, il sindaco granata, afflitto dai problemi e dalle priorità di una città preolimpica, pensa alle operazioni immobiliari, incontra i tifosi-elettori, promette la tutela di una fede. Intanto il campionato sta per partire e il Torino non esiste se non nella memoria.