Giove Pluvio tira lo sgambetto alle Ferrari

Inutile fare drammi. La Ferrari è stata pirlata più dalla cabala che dalle condizioni climatiche. Nel senso: il meteo pazzerello, come di norma fra le Ardenne, ha sì rotto le scatole a tutti, ma a pagare il conto più salato sono stati, nell’ordine, i signori Alonso, Massa e Vettel. Su una pista storicamente dedicata a Giove Pluvio, su un tracciato tanto meravigliosamente bello quanto fottutamente complicato dal meteo, ovvio che la parola d’ordine fosse una e una soltanto: imprevedibilità; ovvio che tutti lo sapessero e altresì ovvio che, adesso, gli zebedei girino a mille soprattutto agli uomini di rosso vestiti. Perché il po’ po’ di novità tecnico-aerodinamiche portate a Spa meritava rispetto anche da Giove Pluvio e perché sarebbero bastati alcuni secondi per vedere Alonso fare un figurone alla Hamilton e vedere quest’ultimo camuffarsi da Alonso. Fra le Ardenne, quando comandano i malumori del meteo, passare per Stavelot o altri punti clou del tracciato una manciata di istanti prima o dopo significa volare o frenare, assurgere a fuoriclasse o auto declassarsi a pasticcione. Così è stato, in negativo, per Fernando transitato quando all’ultimo minuto di Q3 Giove Pluvio ha starnutito e così è stato, in positivo, per Lewis passato quando un attimo dopo Giove Pluvio si è asciugato il naso. Il risultato è plateale: Lewis che acchiappa il secondo posto accanto al saggio Webber, togliendolo al coriaceo Kubica.
Questo per mettere i puntini sulle molte “i” delle qualifiche belghe con Massa primo ferrarista, sesto, e Alonso decimo. Questo anche per stoppare chi vorrebbe subito criticare la condotta del box della Rossa, esaltando i maghi inglesi della McLaren. No. A Spa si è tutto banalmente ridotto a una mera questione di fortuna. Anche se, ammettiamolo, i piloti della Rossa non hanno mai brillato. Non a caso, Stefano Domenicali dirà: “E’ chiaro che non siamo riusciti a tirare fuori tutto il potenziale”. Non a caso Massa confesserà: “Nel primo tentativo del Q3 avrei potuto essere due decimi più veloce”, ovvero in seconda fila. Se non altro, Alonso resta il gran motivatore di cui si sapeva: “Se c’è una pista dove il piazzamento sulla griglia è meno determinante è proprio questa”.
Ecco, affidiamoci a questo, con la consapevolezza, però, che le Red Bull restano missili benché rivedute e corrette per superare i test di flessibilità più duri introdotti dalla Fia dopo i sospetti altrui, e che le McLaren-Mercedes sono come i vecchi tedeschi del calcio: quando li dai per bolliti te li ritrovi in gol. Giove Pluvio permettendo.