Il giovedì nero della Granbassi

da Torino
Argento maledetto. Quello che trasforma in maschera il volto delle fiorettiste azzurre, salite in pedana per arrampicarsi in cima al mondo e invece prese a bastonate dalla Russia. Il finale è un 22-23 che sta tutto in quel black-out che al quarto assalto della finale piega il Dream Team azzurro, epilogo che lascia muto e tetro un Oval vestito a festa per le ragazze del fioretto. E invece tricolori ammainati e inno di Mameli relegato in soffitta. Esultano le russe, brave nell’inceppare il meccanismo di Vezzali, Trillini, Granbassi e Di Francisca. Cola a picco soprattutto Margherita, proprio lei, la triestina d’oro, una domenica da regina e un giovedì da incubo nell’atto che vale l’oro. La Chanaeva è un tipo tosto e le piazza un 5-0 che tramortisce. Le russe volano sul 12 a 5, il ct Magro corre ai ripari e getta nella mischia la baby Elisa Di Francisca. Le azzurre cominciano la risalita, passo dopo passo, stoccata dopo stoccata. A suonare la carica proprio lei, Elisa. Pressione? Macché: di ghiaccio, 4-1 alla Boiko, e rimonta quasi fatta. Al resto dovrebbe pensarci Valentina. Che impatta il 22 pari, ma il supplementare è ancora una volta un calice amaro che le va di traverso.
È l’epilogo di una giornata vissuta pericolosamente: 15-12 nella semifinale contro le coreane, che fanno ostruzionismo e provano a fare girare a vuoto il motore delle azzurre. Apre e chiude Valentina Vezzali, male il primo assalto contro la Seo, da regina l’ultima frazione, due stoccate rifilate alla Nam (bronzo nell’individuale), lampi di classe purissima che mandano in frantumi il fortino coreano.
Prima le ragazze terribili avevano liquidato nell’ordine Cina e Francia, qualche brivido con le transalpine, brave a rimontare dal 20 a 10 per le azzurre al 32-30 finale. Infine le russe, battaglia che ben presto si trasforma in rincorsa. E infine in dramma, con Valentina che sembra non crederci, epilogo fotocopia di domenica. E ancora lacrime di rabbia. Come quella che prende allo stomaco il ct Magro, oggi una nuova fatica.
Già, è il turno di Tarantino e compagnia, orfani di Montano ma nel bel mezzo della bufera. C’è da riscattare il tracollo di domenica, con tutto il corollario di insulti e scenate. C’è da dimostrare che l’Italia della stoccata non è solo fioretto. Perché sono stati Mondiali maledetti anche per gli spadisti. Lunedì Diego Confalonieri è affondato a un passo dalla semifinale.
Ieri il copione si è ripetuto. Erano a un soffio dalla medaglia, gli azzurri, sopra 20 a 10 nel quarto contro l’Ungheria. Sembravano navigare a vele spiegate verso la semifinale. Poi, il black out e la rimonta dei magiari fino al 38 pari, prologo della stoccata decisiva di Kovacs su Carozzo nel minuto supplementare. Alla fine restano facce scure e un settimo posto che sa di beffa, la sensazione di aver compiuto un capolavoro di autolesionismo. Milanoli e soci ci metteranno un po’ a smaltire la delusione. Come Valentina Vezzali. Ha detto di non aver dormito per due notti dopo la sconfitta di domenica, stravolta da cupi pensieri. Ha riavvolto il nastro e rivisto centinaia di volte nella sua mente l’ultimo frammento della finale con la Granbassi. Ieri sera è successo di nuovo. Maledetto supplementare.