La gioventù dell'Arsenal pensiona il Milan

Rossoneri per la prima volta eliminati
agli ottavi della Champions, letale un gol di Fabregas da fuori area.
Raddoppio di Adebayor nel recupero. <a href="/a.pic1?ID=245884" target="_blank"></a> Berlusconi: &quot;Ancelotti è confemato&quot;<br />

Milano - Qui finisce l’avventura del Milan Buonaventura, campione d’Europa a maggio e del mondo in dicembre. Qui finisce l’avventura europea dinanzi a un rivale strepitoso, l’Arsenal giovanissimo di Arsen Wenger, prossimo protagonista della nuova Champions. Ancelotti non sbatte i pugni, non se la prende né con l’arbitro né col destino cinico e baro: va in mezzo al campo a salutare e omaggiare i rivali, forse i futuri campioni a Mosca. È la prima volta che gli succede di uscire agli ottavi dopo una striscia strepitosa di piazzamenti, di trionfi e anche di sconfitte amarissime (Istanbul). Perdere così non è un disonore, semmai una conseguenza quasi scontata di piccole e grandi inefficienze, di piccoli e grandi limiti, nascosti abilmente in tutti questi mesi e nel meraviglioso 2007 scandito da tre trofei.

Il Milan non rischia mai di vincere la sfida ma la tiene viva fino a dieci minuti scarsi dai titoli di coda, ai bordi dei supplementari. Quando affonda i suoi rari colpi, non riesce mai a far male: una sola parata del portiere inglese è un rendiconto troppo misero per legittimare eventuali ambizioni di passaggio del turno. Qui finisce l’avventura europea del Milan stagionato e non bisogna farne scandalo. Tutto lo stadio rende omaggio ai campioni rossoneri con un lungo e commovente applauso. Anche questo si tratta di un congedo da segnalare. Forse ora il Milan ha il tempo e le risorse per dedicarsi al quarto posto che è l’unico traguardo a disposizione. Nel frattempo l’occasione può diventare utile per guardare al futuro senza gli occhi della generosa riconoscenza, ma con un pizzico di brutale realismo. C’è molto da cambiare e bisogna farlo nei tempi e nei modi che Berlusconi e Galliani conoscono alla perfezione.

È giusto che l’Arsenal torni trionfante a Londra. Strameritata la sua qualificazione ai quarti. Già sfiorato il successo all’andata, diventa rotondo e luccicante a San Siro a dimostrazione che questa è una squadra di grande rango. Giovane, d’accordo, ma capace di questa impresa che può diventare l’inizio di una grande rincorsa verso Mosca. Largo il risultato: 2 a 0 e tutti a casa, senza alcuna discussione. La traversa di Fabregas, la stilettata dello spagnolo e poi la rasoiata di Adebayor nel finale incorniciano una serata da ricordare per i loro tifosi, almeno 10mila stipati nel terzo anello.

I ragazzi di Wenger non hanno complessi, non conoscono l’effetto San Siro, non impiegano che 20 minuti per prendere possesso del prato e del gioco, oltre che del fragile Milan. Nel frattempo rimasto fermo, nel corso della prima frazione, a una girata al volo di Inzaghi e a un pallonetto di Pato, da posizione più che favorevole (intuizione di Kakà). Sono le rare orgogliose reazioni al pressing feroce e asfissiante degli inglesi. Da quel momento il Milan conosce la sua passione. Dalla parte di Oddo si apre una falla nella quale va a giocare Adebayor, a centrocampo la coppia Fabregas-Flamini comanda il gioco sui dirimpettai rossoneri e promuove anche le ripartenze veloci: l’unica pecca è nel cercare la porta di Kalac con qualche leziosità invece che dritto per dritto. Fabregas, in verità, scheggia la traversa dal limite, Hleb cerca un rigore che non c’è (fallo fuori area e giallo immeritato perciò), Diaby prende la mira del secondo palo sfiorandolo appena. Per 15-20 minuti buoni della prima frazione l’Arsenal infligge ai campioni d’Europa in carica una lezione di calcio: così si gioca dalle parti di Wenger ed è un bel vedere. Inevitabile il finale tutto Arsenal, con la stoccata di Fabregas e la stilettata di Adebayor in contropiede. Applausi a questo Arsenal. Forse lo ritroveremo a Mosca.