Il gip: «Gli appalti-mensa da truccare riguardano questa amministrazione»

(...) Agli arresti domiciliari è invece Giuseppe Profiti, il top manager ligure passato dal governo economico della Regione alla gestione dell’ospedale Galliera per approdare infine al Bambin Gesù di Roma. Per tutti l’accusa è quella turbativa d’asta, per i primi quattro c’è l’ipotesi aggravante di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione.
Ma la novità di ieri mattina è quella che il giudice ha deciso di arrestare questi cinque indagati. Esigenze cautelari che, per legge, possono essere applicate solo in caso di pericolo di fuga, di reiterazione del reato o di rischio di inquinamento della prove. Sei giorni dopo l’esplosione del caso e cinque giorni dopo le perquisizioni, il giudice deve probabilmente aver ravvisato qualche elemento nuovo. Deve aver ritenuto che gli indagati fossero pronti a fuggire (adesso), oppure che potessero continuare a ricevere tangenti dopo aver dato le dimissioni, o infine che possano far sparire (adesso, non finora) le prove delle loro responsabilità. O, viceversa, nelle carte in mano ai magistrati, c’è qualcosa in più e di più grave, che ancora non è emerso. Non si spiegherebbe altrimenti l’arresto arrivato a quasi una settimana di distanza dall’esplosione del caso.
Una nuova scossa di terremoto in Comune che arriva all’alba. Ieri mattina gli uomini della guardia di finanza hanno bussato alla porta degli arrestati e li hanno accompagnati prima alla caserma di lungomare Canepa, quindi alle carceri di Marassi, Chiavari e Pontedecimo. Per Giuseppe Profiti è invece iniziato un viaggio insieme ai finanzieri da Roma alla Liguria, dove ha scelto di stabilire il proprio domicilio e quindi di trascorrere il periodo in cui resterà agli arresti domiciliari. Il gip ha accolto tutte le richieste del pubblico ministero Francesco Pinto ad eccezione di quella per Alfonso Di Donato, direttore della Asl 2 savonese. Nessuna ordinanza di arresto dunque per i due assessori dimissionari, Paolo Striano e Massimiliano Morettini, che restano ovviamente indagati con gli stessi capi di imputazione iniziali. Gli arrestati saranno interrogati già da domani dal gip Roberto Fucigna.
La decisione di arrestare cinque indagati è in parte spiegata nell’ordinanza del gip. Che entra anche nel merito delle accuse. Al braccio destro della Vincenzi, ad esempio, sarebbe stato promesso un «compenso» di 20mila euro l’anno sotto forma di consulenza. La cosa più grave contenuta nell’ordinanza, l’aspetto che fa crollare anche buona parte dell’autodifesa del sindaco basata sullo scaricabarile nei confronti delle amministrazioni precedenti, è la motivazione per la quale sarebbe coinvolto Stefano Francesca. Secondo i magistrati, avrebbe avuto la consulenza (la definizione del gip è pagamento «di corrispettivi giustificati con emissione e registrazione di fatture per operazioni inesistenti») per far vincere i futuri appalti per le mense scolastiche del Comune di Genova all’imprenditore vercellese Roberto Alessio. I due ex consiglieri comunali Casagrande e Fedrazzoni, invece, non sarebbero coinvolti per fatti precedenti ma, anche in questo caso, per appalti futuri. Entrambi si sarebbero dati da fare «vantando legami con esponenti della politica locale genovese in ragione della pregressa attività politica espletata nell’ambito del consiglio comunale di Genova nonché nel partito Democratici di sinistra, si mostravano disponibili a prestare la propria attività per consentire all’Alessio di ottenere agevolazioni nell’aggiudicazione di gare d’appalto» Non si parla più al passato. Ma dell’attuale ciclo amministrativo.