Il gip: l’ultrà ha colpito Raciti per ucciderlo

Convalidato l’arresto, cambia l’accusa per il minorenne: omicidio volontario

da Roma

Voleva uccidere. Pesantissimo il reato ipotizzato dal tribunale dei minorenni di Catania. Il gip Alessandra Chierego ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare accogliendo la richiesta della procura minorile del capoluogo siciliano nei confronti del 17enne accusato di aver ammazzato l’ispettore Filippo Raciti: omicidio volontario in concorso. Il provvedimento è stato notificato ieri al giovane ultrà nel carcere minorile della «Bicocca» da uomini della «mobile» e della digos. Avallato dal gip il teorema dell’accusa: il ragazzino avrebbe usato una lastra metallica come ariete per colpire a morte il poliziotto, nel corso degli scontri seguiti al derby Catania-Palermo del 2 febbraio scorso. Ipotesi rigettata dalla difesa del minorenne, che si è sempre dichiarato innocente, pur ammettendo di aver partecipato ai tafferugli.
Gli avvocati Giuseppe Lipera e Grazia Coco in una nota definiscono l’ordinanza «ingiusta ed errata» e si dicono pronti a presentare un’istanza di riesame al tribunale della libertà.
Uno dei punti di contrasto tra accusa e difesa è proprio quello della «confessione» del ragazzo, che i legali temono diventi un capro espiatorio. Per la procura, invece, l’interrogatorio dell’8 febbraio è stato decisivo nel provarne la colpevolezza: «Le sue sono ammissioni corpose e significative», aveva detto il procuratore aggiunto di Catania, Renato Papa. Per la difesa nel faccia a faccia col pm il 17enne ha ricostruito la dinamica degli scontri, riconoscendosi nelle immagini riprese dalle telecamere di sicurezza ma negando di aver ucciso.
Ora però sul ragazzo, fino a ieri detenuto per resistenza a pubblico ufficiale, pende un’accusa molto più grave, quella di omicidio volontario: previsto nei prossimi giorni un nuovo interrogatorio. Secondo gli inquirenti, dalle immagini registrate tra la curva nord e gli ingressi dello stadio, si risale all’unico momento in cui Raciti può essere stato colpito. E in quella che i magistrati ritengono essere la «scena del delitto», la persona in cui il 17enne si è riconosciuto brandirebbe la lastra metallica in direzione del gruppo di poliziotti guidati da Raciti. La Procura ammette che «non esiste un fotogramma che mostri l’impatto tra l’ultrà che lo colpisce e il poliziotto» ma ritiene «rigorosamente logico che ci sia stato l’impatto». Al teorema dei Pm ha sempre replicato l’avvocato Lipera, sostenendo che è chiarissimo nelle immagini che la lastra è stata scagliata da più ultrà, e che nella sua traiettoria non ha urtato nessuno dei poliziotti.