Il gip: "Parolisi in carcere perché è pericoloso" Giallo sul movente: Melania sapeva troppo?

L'uomo, unico indagato per l'omicidio di Melania Rea, potrebbe uccidere ancora o inquinare le prove. Si indaga sul movente. I pm: "Corto circuito da doppia vita", il gip: "Forse la donna aveva scoperto qualcosa: giri di droga o strane frequentazioni del marito". Si cerca qualcosa nella casema di Ascoli

Teramo - Mentre Salvatore Parolisi, durante l'interrogatorio di garanzia di oggi, continua a non rispondere al gip, il pm di Teramo Davide Rosati è nella caserma del 235esimo Rav Piceno di Ascoli, dove il caporalmaggiore dell’esercito lavorava come istruttore delle soldatesse. A quanto trapela, il sopralluogo del magistrato e dei carabinieri si incentrerebbe sull’armadietto di Parolisi. Successivamente Rosati e i militari dovrebbero spostarsi a Folignano, nell’abitazione dove Parolisi viveva con la moglie e la piccola Vittoria e dove si è già formata una folla di giornalisti e troupe televisive in attesa

Parolisi è pericoloso L'uomo, unico indagato per la morte di Melania Rea, resta in carcere perché secondo il giudice delle indagini preliminari di Teramo, Giovanni Cirillo, è pericoloso e potrebbe commettere di nuovo il reato o cercare di inquinare le prove. "Non vi è dubbio", scrive Cirillo nell’ordinanza, "che è in atto una situazione potenzialmente e concretamente pericolosa, dove taluno - anche tra i familiari e gli amici di Carmela Rea e proprio in relazione alla morte di costei - si dovesse porre in contrasto con l’indagato, così creando i presupposti per nuovi fatti di sangue".

Il movente Mentre i pm della procura di Teramo credono che a spingere Parolisi all'omicidio sia stata "l'impellente esigenza di risolvere l’insostenibile conflitto creatosi tra le due vite parallele che avrebbe generato un corto circuito che lo avrebbe indotto a sopprimere fisicamente la propria consorteà", per il giudice non è così, anche se gli indizi di colpevolezza ci sono tutti. Secondo il gip, infatti, "è fin troppo agevole osservare che Parolisi avrebbe potuto risolvere ogni problema seguendo le vie legali". Il gip mette in dubbio che Parolisi abbia commesso l’omicidio perché costretto a scegliere tra la relazione con la moglie e quella extraconiugale: "Senza voler indulgere in facili psicologismi la condizione di Parolisi, più che quella di un uomo disperato, al bivio della sua esistenza, sembra piuttosto, tenuto conto del tenore dei messaggi inviati ad entrambe le donne, sovente di identico contenuto espressivo, ancora in tempi recenti, che la sua fosse la classica condizione di un uomo che vuole tenere due piedi in una scarpa". Cirillo solleva un interrogativo: Parolisi "temeva forse che avesse rivelato un segreto incoffessabile?".

Droga o strane frequentazioni? Il gip ricorda che la stessa Melania, nei giorni precedenti l’omicidio, rivelò all’amica di doverle dire "qualcosa di molto brutto, senza che ce ne sia stato il tempo". Cirillo quindi ipotizza "che la moglie la quale lo seguiva, lo controllava, non poche volte in passato lo aveva persino pedinato, avesse scoperto qualcosa di assai più grave, o anche solo di torbido, di incoffessabile (non necessariamente penalmente rilevante). E così occorrerebbe approfondire i rapporti interni alla caserma; la eventuale esistenza di giri di droga; quella di ulteriori e diverse frequentazioni extraconiugale dell’indagato, anche per mezzo di un attento monitoraggio di tutte le conversazioni intercorse nei mesi precedenti all’omicidio sulle utenze in uso all’indagato, al fine di identificare soggetti di interesse". Cirillo solleva anche la possibilità che tra i moventi vi possa essere la vicenda di un omicidio colposo avvenuto anni addietro che vedeva Parolisi coinvolto e indagato in un Tribunale del meridione. Scrive il gip a proposito del ruolo di Melania: "Testimone dell’accaduto? In questo caso, potrebbe avere, a seguito di un litigo, magari dovuto alla scoperta della prosecuzioni dei rapporti extraconiuguali, minacciato il marito di rivelare l’esatta dinamica dell’incidente, esponendolo a rischi giudiziari".