Girandola dei «Grandi» nel week end di paura

Per ora le scelte degli Stati non sono servite a molto

da Milano

Ora lo sanno proprio tutti che siamo nei guai, e la cosa potrebbe essere una buona notizia, anzi, ottima. Il mondo guarda impaurito alle riunioni di questo fine settimana senza troppa fiducia: Gi-sette, Ecofin, Eurogruppo, Gi-sette più uno, Washington, Parigi, un giro del mondo da vertigine, un susseguirsi di riunioni e meeting aspettando una risposta che ponga fine al disastro e scongiuri un bis della peggior settimana nella storia dei mercati finanziari.
In realtà è probabile che la crisi si avvierà verso la fine della fase più acuta indipendentemente dalle decisioni che verranno prese in questo, che forse rimarrà nella storia come il weekend della grande paura. Finora le decisioni prese dai «grandi» sono state tutte sbagliate: due su tutte, lasciar fallire la banca Lehman Brothers da parte americana e gettare al vento il vertice di Parigi della settimana scorsa da parte europea, quindi non ci sono molte speranze di veder nascere oggi l’idea geniale, anzi, lo stesso G7 convocato venerdì si è concluso con un comunicato di rara inconsistenza, pieno di idee generiche e senza nessuna pietra filosofale che potesse trasformare di nuovo tutto in oro.
È lecito aspettarsi che anche la prossima tavola rotonda vedrà seduti governanti che non sanno che pesci pigliare. C’è però un fatto nuovo: la consapevolezza ormai universale della gravità della situazione. I mercati finanziari si muovono sulle aspettative, magari distorcendole ed estremizzandole, ma sempre rappresentano le speranze e le paure della gente, mai il presente: i punti di massimo e minimo si sono sempre avuti quando anche chi non si era mai interessato alle vicende della Borsa ne veniva coinvolto, e questo è uno di quei casi. Nei momenti di massima euforia l’economista viene di solito fermato per strada da gente che, se va bene, vuole «una dritta» e, se va male, vuole spiegargli come va il mondo perché «è cambiato tutto e voi non avete ancora capito». Di converso, quando ci sono momenti di panico generalizzato, l’economista continua a essere fermato per strada da gente che, se va bene, vuole un consiglio per salvarsi e se va male vuole spiegargli come va il mondo perché «è cambiato tutto e voi non avete ancora capito». Bene così, quando tutti la pensano alla stessa maniera si può solo cambiare rotta. Basta girare per le strade, al bar, allo stadio: non si parla d’altro, quegli stessi che dieci anni fa erano fieri dei titoli Internet acquistati a prezzi assurdi, adesso sono fieri di aver venduto tutto e di aver messo i soldi sotto il materasso o di aver comprato il lingottino d’oro.
«Ma finirà il mondo?», chiedono all’economista, «no signore, il mondo finisce solo quando si muore»; «ma devo mettere tutto in oro?» «signore, se prevede un futuro in cui si userà solo l’oro le consiglio, invece di comperarlo, un corso per imparare a distinguerlo, l’ottone è molto simile, non credo che la gente si fiderebbe».
Queste sono le paure irrazionali che agitano i sonni della gente comune e che si aspetta qualcosa dalle riunioni di questo fine settimana da brivido, sotto un bombardamento di informazioni senza precedenti nella lunga storia delle crisi finanziarie, con gli scippatori che si fregano le mani aspettando il lunedì con il motorino la gente fuori dalle banche, certi di fare un buon bottino. State tranquilli, il lupo fa paura quando non lo si vede, ora il babau l’abbiamo visto tutti, più paura di così non si può avere.
Da questa crisi ne usciremo tutti più poveri, ormai è inevitabile ed è purtroppo già successo, anche a causa delle decisioni sbagliate dei vertici americani ed europei, ma si spalancheranno anche enormi opportunità, desiderio di fare impresa, idee nuove, quello che forse mancava alla nostra società che si stava adagiando sugli allori. Basta scappare, il mondo adesso è pieno di opportunità epocali. Nonostante la riunione dell’Eurogruppo.
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