Giraudo scarica Moggi Garrone e la Samp indagati dai pm a Napoli

Gian Piero Scevola

Ultima giornata di passione per Francesco Saverio Borrelli, ultimi interrogatori per chiudere finalmente le indagini, mettersi poi a tavolino e preparare la «relazione motivata» da presentare, possibilmente venerdì, al Procuratore federale Stefano Palazzi. Ma il colpo a sorpresa arriva da Napoli, dove i pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno coinvolto anche la Sampdoria nell’inchiesta sugli illeciti calcistici, dopo aver chiuso e rafforzato quella sui primi 41 indagati che sono rimasti in 37. Nel mirino delle indagini è finita la partita Sampdoria-Fiorentina (3-0) del 5 febbraio 2005, arbitrata da Paolo Dondarini (già “avvisato” dai pm) e il nome nuovo indagato è quello di Riccardo Garrone, presidente della Samp (in un comunicato si dichiara all’oscuro di tutto e assolutamente tranquillo). Con gli atti che a breve verranno trasmessi a Borrelli. La giornata di ieri ha quindi segnato la fine delle indagini, salvo borrelliani colpi di scena, anche perché sul calendario dell’Ufficio Indagini non risultano altre convocazioni.
E la chiusura è stata con i botti, visto che per tre ore e mezza, è stato sentito l’ex «ad» della Juventus, Antonio Giraudo, seguito da alcuni esponenti arbitrali: l’assistente Fabrizio Babini, l’ex arbitro ferrarese Francesco Sofritti, l’osservatore Pasquale Daddato e, nel pomeriggio, Gianluca Paparesta che, da solo, senza avvocato, ha chiesto di essere riascoltato per chiarire alcune cose del primo interrogatorio. A chiudere la fila, l’impiegato della Figc, Dario Galati, che ha fermato a 51 il numero dei sentiti dagli 007 federali. Borrelli, che all’arrivo in mattinata auspicava una confessione o un pentito eccellente, è rimasto invece deluso perché nessuno ha ammesso le proprie responsabilità. A cominciare da Giraudo che ha scaricato Luciano Moggi, abbandonandolo al suo destino. «Mi occupavo di questioni societarie e non mi risulta che ci siano state partite dal risultato preordinato»: questo il senso della deposizione di Giraudo che avrebbe spiegato come la divisione dei compiti tra Moggi, ex dg bianconero, e lui era rigorosa, nel rispetto dei diversi ambiti di competenza, e all’insegna della stima. L’ex amministratore delegato avrebbe anche affermato che il suo obiettivo era trasformare la Juventus nella prima società calcistica al mondo per solidità patrimoniale e giro d'affari.
Quanto al contenuto delle telefonate, Giraudo le avrebbe inserite in un contesto di persone che si conoscevano e si frequentavano da tempo, in un ambito, come quello del calcio, che tutto sommato è piuttosto ristretto. L’ex «ad» bianconero, comunque, è stato categorico sul fatto che le conversazioni non hanno mai portato a turbare il normale andamento delle partite. Giraudo si è lavato la coscienza, come ha fatto lo sconosciuto Galati che in questi anni è vissuto all’interno del sistema e che, dal sistema a suo dire perverso, è stato respinto. E allora via con la richiesta di essere sentito per togliere il velo dai misteri dei sorteggi, a suo dire abbondantemente taroccati, come da impiegato alla Can ha potuto constatare in prima persona; per chiarire i comportamenti del vice presidente federale Innocenzo Mazzini, del quale è stato per anni segretario, e anche per dire qualcosa sull’albo degli agenti dei calciatori. Insomma, una gola profonda che si è presentato da Borrelli (ma a sentirlo è stato il vice D’Andrea) accompagnato da ben due legali.
Paparesta, invece, dopo il primo interrogatorio (4 ore e 50’) di mercoledì, è stato sentito per 3 ore e 40’. «Sono una persona informata sui fatti, lo ero e continuo a esserlo e sono legato al segreto istruttorio», il commento del fischietto barese. Intanto in Parlamento spunta la possibilità di un’amnistia nel caso l’Italia vincesse il mondiale.