Giro: «Il Colosseo illuminato contro l’esecuzione di Saddam»

«Una sentenza di morte è sempre contraria al valore prevalente della vita e della dignità della persona umana nella quale occorre credere anche quando l’imputato è un efferato criminale. Per questo credo che sia giusto illuminare il Colosseo, come è accaduto in altre occasioni, quando Roma, insieme ad altre grandi città del mondo, hanno illuminato i loro più prestigiosi monumenti, da Madrid a Bruxelles, da Buenos Aires a Santiago, da Barcellona a Parigi». A dirlo è Francesco Giro, responsabile nazionale di Forza Italia per i rapporti con il mondo cattolico in merito alla condanna a morte dell’ex presidente iracheno Saddam Hussein. «Oggi è più che mai necessario far sentire forte questa denuncia contro la pena di morte - prosegue Giro -. Mi auguro che da Roma, centro della cristianità, si possa far sentire una voce contro la pena capitale di Saddam come di ogni altro uomo o donna. La guerra di liberazione in Irak è stata voluta e condotta proprio per abbattere un regime fondato sulla paura, la tortura e la morte. «Processiamo i crimini, puniamo il dittatore, ma non uccidiamo l’uomo». È questo il commento del presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, alla notizia della condanna a morte di Saddam Hussein. «Questo appello - aggiunge Gasbarra - è a nome dell’Amministrazione provinciale di Roma, che aderisce da anni al tavolo di Assisi e che è impegnata quotidianamente nella difesa della pace. Le condanne a morte nel processo di Saddam Hussein vanno fermate e per questo sollecito le coscienze di tutti gli uomini e delle donne del mondo perché anche in questo caso si esprimano e si impegnino per l’abolizione della pena di morte. Non possiamo nel 2006 dopo secoli di storia politica, di crescita culturale, di impegni per la pace e per la democrazia, consegnare al mondo e ai giovani la teoria della vendetta e non della giustizia».