Il giro d’Europa su internet alla ricerca dei fratelli di seme

Alex ha scoperto Kasper grazie a un numero. È il 3001 il filo che li lega: fratellastri uniti da uno sperma donato cinque anni fa da un danese con gli occhi blu e una passione per il calcio e il pianoforte jazz. Il donatore 3001 si faceva chiamare «Jens» ma, per un figlio, un nomignolo non può bastare. Nulla può bastare, quando scopri che tuo padre è un seme versato in una banca della fertilità, in cambio di qualche migliaia di euro. E poi scopri anche che quel seme non è esclusivo: non c’è stato amore fra il tuo papà vero e la tua mamma, e il tuo non è un caso isolato. Hai fratelli e sorelle sparsi per il pianeta, figli pure loro di un numero di sperma e di un’altra mamma. Così Alex ha trovato Kasper: entrambi figli di «Jens», 4 anni, nati a distanza di un mese e mezzo, uno in Inghilterra e l’altro in Finlandia.
Ora Alex e Kasper sono in contatto (primo caso in Gran Bretagna, raccontava ieri il Times), hanno visto le rispettive fotografie, si scambiano notizie tramite le mamme. Sally, metà inglese e metà australiana (ora lavora a Melbourne nel marketing) e Riikka, designer grafica a Helsinki. Tutte e due hanno ricevuto quel seme, il 3001; tutte e due si sono iscritte a un sito americano, il Donor sibling registry, che mette in contatto i figli dei donatori anonimi. In quel registro il numero è l’identità: quella del padre sconosciuto, che ha donato chissà quante volte e, quindi, potrebbe avere decine di figli.
Non importa che, all’epoca, gli avessero garantito l’anonimato. Il registro è stato creato da un’altra mamma, Wendy Kramer e da suo figlio Ryan, con una convinzione: i bambini sono quelli che contano. Trovare la verità, quindi, anche se può significare scombussolare vite, famiglie, equilibri quotidiani. Scoprire fratelli e sorelle su un sito internet, magari incontrarli e ricreare un’atmosfera familiare. Alex e la mamma Sally che scrutano la foto di Kasper e sperano di scorgere, nel suo volto, i tratti comuni al papà ignoto. Sally che contatta gli amici danesi per saperne di più su quell’uomo, anche se giura di non voler invadere la sua privacy. L’incontro fra Alex e Kasper è già previsto fra quattro anni. La legge inglese consente ai ragazzi nati dall’aprile 2005 in poi di conoscere l’identità dei genitori biologici una volta maggiorenni. Per alcuni è tardi, per altri è privacy violata.
Alex comunque è nato nel 2004, per lui quella legge non vale. Ma questa è solo teoria. Se un figlio si mette alla ricerca del padre, non sarà certo la legge a fermarlo. E il problema non si ferma nemmeno qui. Il settimanale Newsweek ha raccontato il caos della nuova era, quella in cui dall’anonimato totale si è passati a una pubblicità sempre maggiore. Alcune banche del seme hanno paura che i donatori scappino, ma tre grandi centri americani hanno già proposto di istituire un registro dei donatori di ovuli e sperma. Non sono soltanto le donne a cercare i padri dei loro bambini, molti uomini vogliono conoscere i figli. Tim Gullicksen, quarantenne di San Francisco, ha incontrato il figlio McKay appena prima che compisse dieci anni. McKay aspettava quel giorno da anni, ora il papà gli ha promesso che lo porterà a Disneyland in vacanza. «È mio figlio, per lui ci sono sempre» ha raccontato Gullicksen a Newsweek. Per lui, e per gli altri 34 bambini che crede di aver contribuito a creare in giro per il mondo. Si è messo sulle loro tracce. Poi tutti potranno ritrovarsi, grazie a un registro on line. Fratelli e sorelle, mamme e papà. Famiglie in provetta.