Il Giro dei dottori «buoni» riscopre Petacchi

nostro inviato a Spoleto
Chi ci capisce qualcosa è bravo. Senza nemmeno tanta ironia, verrebbe da dire questo: più sono sporchi e maledetti, più li inquisiscono e li squalificano, più rotolano nella polvere e scatenano sospetti, più piacciono. Non è una battuta. Il colpo d'occhio e i crudi numeri dicono la stessa cosa: il Giro 2007, primo dopo l'Hiroshima dell'Operacion Puerto, scoppia di salute. Una settimana, una settimana soltanto: tanto è bastato per spazzare via spettri di bancarotta e paure di soluzione finale. Si temevano strade vuote e indifferenza. Niente di tutto questo: sta succedendo l'esatto contrario. Dai ritrovi di partenza fino ai vialoni d'arrivo, passando per borghi e contrade d'Italia, si rivede la folla dei tempi d'oro. Poi il dato televisivo: tutti i giorni i dati d'ascolto battono ampiamente, in qualche caso strapazzano, quelli dell'anno scorso. Proprio così. Ovviamente bisogna subito escludere che il rialzo degli indici sia dovuto alla qualità del servizio Rai. Tutto questo avviene «nonostante» i servizi Rai. Nonostante il commento sfollagente di DinosAuro Bulbarelli. Nonostante l'anestesia inflitta alla nazione dal noiosissimo Cassani. Nonostante le interviste lacrimevol-crepuscolari della zia Alessandra De Stefano… Doverose scuse: forse è meglio chiudere la litania segnalando chi si salva: Andrea Fusco diligente conduttore del Processo, Marino Bartoletti bravo opinionista (anche se smaccatamente lecchino con gli ospiti), nonché il nuovo Francesco Pancani (risalta l'estrazione radiofonica).
Niente: nonostante la patetica prova quotidiana del Dream Team Rai, il Giro tira. Come spiegare il fenomeno? Una teoria rispettabilissima, benché decisamente carogna, sostiene che si sta registrando quanto già si vede davanti alle aule di tribunale: la gente va a contemplare i nuovi mostri. La visuale clemente e umanitaria, al contrario, sostiene che la gente corre al fianco dei ciclisti per esprimere solidarietà. I miseri e i derelitti ispirano sempre un certo slancio misericordioso.
Vai a sapere. Resta il fatto che il Giro tira, benché tenga ancora in frigo il meglio di sé: le grandi montagne, i grandi duelli, le grandi cotte. Al momento, siamo più sulla letteratura di taglio umano. Sta piacendo molto - e giustamente - la strana storia di questa maglia rosa intellettuale, il bergamasco Marco Pinotti, ingegnere gestionale, ben supportato dal secondo in classifica, nonché miglior giovane in gara, il matematico svizzero Schwab. In un mondo che troppo a lungo è vissuto sulle prestazioni di altri dottori, vedere questo genere di laureati al centro della scena riesce persino a intenerire. Pedalano come libri stampati. Pinotti colpisce con la normalità di una vita divisa, tra sport e studio, tra letture e scritti (assieme ad un giornalista olandese, nel 2005 ha pure pubblicato all'estero un libro dal titolo vagamente profetico: «Sognando il Giro»). Piace il candore stupito di fronte al miracolo che gli è capitato in testa, piace la franchezza con cui giudica i fatti della vita (su Basso, l'altro giorno, la clava: «Quello che ha raccontato offende l'intelligenza di chi ascolta»). Piace come ormai piacciono tutte le vicende semplici, che in questa stagione sbalestrata riescono a diventare eccezionali.
Poi c'è il ritorno di Petacchi. Dopo la vittoria di Cagliari, si ripete anche dentro l'autodromo del Mugello, con una sgasata alla Valentino Rossi. Niente da dire: pure questa una storia che piace. E pazienza se poi bisogna sorbirsi un'altra stucchevole puntata della saga matrimoniale, con l'immancabile signora Anna Chiara a spiegare la resurrezione in termini plurali («ce l'abbiamo fatta»), a imporre scopo telecamera l'espressione garrula sul volto del marito («fai un bel sorriso»), soprattutto a rivelare gli straordinari accadimenti nella vita domestica («i canarini stanno figliando, se qualcuno ne vuole…»).
Tutto quanto fa spettacolo, dicono in Giro. Ma non è il caso di svaccare subito nel melenso, dopo l'ottimo inizio. Sono altre le storie rosa che devono cancellare la cronaca nera.