Il Giro dei giovani nel segno dei Matusalemme

Al 36enne Piepoli la prima tappa di vera montagna, maglia rosa al 39enne Noè, il più anziano del gruppo. A Di Luca la sfida dei big

nostro inviato a Genova

La carica dei babbioni. Sì, questa corsa spacciata come Giro dei giovani ha una maglia rosa massimamente rappresentativa: Andrea Noè, un bimbo che va per i trentanove. Uno più anziano, in gruppo, non c'è. Che cosa significa? Prima cosa, doverosa: che Noè, soprannominato Brontolo per la sua visione euforica della vita, resta comunque un signor professionista. Seconda cosa, la più importante: che finora s’è scherzato. Ma certo, diciamolo senza stupidi pudori: il Giro d’Italia 2007, sinora, ha giochicchiato. Come dice Gibo Simoni, un altro giovanissimo del Giro giovane, che a sua volta va per i trentasei, «abbiamo dato solo i primi morsi».
Ecco, la seconda tappa pia e devota - dopo il Santuario sopra Avellino si tocca il Santuario sopra Genova - così va letta: qualche morso, niente più. Basta vedere i risultati: dopo 250 chilometri a tutta, tra i big della classifica soltanto pochi secondi. Dietro al solito Piepoli, ennesimo giovanissimo del Giro giovane che va per i trentasei, e che ogni anno sfrutta benissimo in montagna la sua qualifica di avanguardista simoniano, i signori del gruppo si scambiano solo qualche dispetto. Guadagna nuovamente Di Luca (secondo), decisamente il più sveglio in questa prima parte di Giro. Perde qualcosa Cunego, un po’ imballatino, comunque nella norma, perché i fondisti pagano le prime salite scattose e castigano nei tapponi dell’ultima settimana (comunque, in classifica è lui il più vicino a Di Luca). Tra gli altri, riscatto di Savoldelli. Bene Simoni e benino Riccò.
I due coniugi, per l’occasione, fanno sfoggio pubblico di grande fedeltà. Meglio: è il giovane consorte Riccò a mostrarsi sottomesso e servile. Quando Di Luca piazza lo scatto decisivo per inseguire Piepoli, si vede il ragazzino rispondere subito con un certo brio. Poi, però, il richiamo della famiglia placa subito l’ardore: Riccò si volta, guarda dov’è il padrone di casa, quindi decide di aspettarlo. L’impressione? L'unica che appaia plausibile: gli hanno fatto un tale lavaggio del cervello, che ormai nella sua testa non ci sono più grilli. Però attenzione. Su cotanta devozione pende una seconda impressione: che sia studiata. Non bisogna farlo bischero. Riccò sa benissimo che il vero appuntamento della settimana è nella feroce accoppiata, questa sì roba seria, di domani e dopodomani, col tappone di Briançon e la cronoscalata di Oropa in rapida successione. Per ipotesi: se Riccò restasse ancora fedele al capitano domani, continuando ad appaiarlo in classifica, nessuno poi potrebbe più fermarlo nella cronoscalata. In questa prova ciascuno fa per sé, ma Riccò potrebbe fare per tre. A quel punto, battendo senza tante macerazioni tattiche l’anziano consorte, manderebbe inevitabilmente il matrimonio in crisi. Per gli strateghi della squadra, la scelta diventerebbe inevitabile: puntare ancora sul capitano Simoni, che sta dietro, o sul gregario Riccò, che sta davanti? Certo si potrebbe decidere di andare avanti cocciutamente secondo le antiche leggi del patriarcato. Ma voglio vederti, poi, spiegarlo alla gente...
Scenari futuri. Conviene arrivarci con calma. Per il momento, dalla montagna che ha partorito il topolino, si può dire solo questo: nessuno ha ancora vinto il Giro, nessuno l’ha ancora perso. In fondo, non l’ha perso neppure Marco Pinotti, il popolare ingegnere gestionale che deve lasciare al Santuario, come malinconico ex-voto, la sua miracolosa maglia rosa. Il viaggio da vertigine tra le iperboli della popolarità si chiude già sui primi tornanti. Ma non è così grave. La sua storia resta comunque scritta come un capitolo bello nel lungo romanzo del Giro. Per come si presenta, per come realmente è, Pinotti non faticherà molto ad assorbire il colpo. La saggezza e l’equilibrio che l’hanno portato in alto sicuramente gli faranno da paracadute nel brusco atterraggio. Leggere e studiare, in fondo, a questo servono. A sopportare il rosa e il grigio della vita senza barcollare. Per questo, almeno per questo, non avrà bisogno di quel simpatico signore con la faccia da Mago Do Nascimento, che amabilmente si è rivelato al mondo definendosi suo «mental-coach».