Il Giro farsa delude i milanesi: "Volevamo una corsa vera"

Annullati i tempi per la classifica, la tappa diventa solo una sfilata
Il pubblico protesta: «Omaggio alla città, ma dov’ è l’adrenalina?». Traffico in tilt dalle ore 11 alle 19, deviate per la competizione molte linee dell’Atm

«Ci aspettavamo un bel duello, invece...». Invece «Milano Show 100», la tappa milanese del 92esimo Giro d'Italia, non è andata giù a molti tifosi. La decisione di trasformare la gara sul circuito cittadino in una semplice sfilata, non valida quindi ai fini della classifica generale, ha deluso chi assiepato contro le transenne non aspettava altro che abbracciare i propri beniamini. E ha deluso la protesta dei corridori, che a sei giri dalla fine si sono fermati sulla linea bianca del traguardo annunciando l'intenzione di andar piano: «Chiediamo scusa al pubblico - dice Danilo Di Luca - ma oggi non ce la sentiamo di spingere. Il circuito è troppo pericoloso». «Va bene l'omaggio alla città - si lamenta Paolo, bandana rosa in testa -, ma dov'è l'adrenalina? Avremmo voluto assistere a una corsa vera».
La voglia di applaudire Di Luca e compagni, però, ha comunque preso il sopravvento. E per una volta, anche se con il sorriso un po' incrinato, Milano ha accettato di buon grado anche la circolazione in tilt, dalle 11 alle 19. «Ci ho messo un po' ad arrivare in piazza Duomo - spiega Giorgio -, il percorso di molti tram e bus è stato deviato. Ma ci tenevo troppo a venire». Del resto, è il Giro del centenario. Quello che hanno deciso di non far terminare all'ombra della Madonnina, ma che in onore della città dove ha preso il via nel lontano 1909 sfila in suggestivo circuito cittadino: 165 chilometri con partenza in piazza Castello e arrivo in Porta Venezia, passando attraverso via Carducci, viale Papiniano, Canova, Melzi d'Eril, corso Buenos Aires, piazzale Loreto, via Senato e Moscova. Per l'occasione il capoluogo si è vestito a festa, incurante delle strade chiuse. Complice la bella giornata di sole, in tanti hanno inforcato la bici per andare a tifare i propri eroi. Mamme, bambini, semplici amatori e ciclisti provetti vestiti come i loro beniamini.
L’appuntamento è in piazza Duomo intorno a mezzogiorno. Ovunque gazebo e camioncini rosa invitano a far festa. Mentre le auto di squadre e sponsor salutano i tifosi assiepati in piazza Castello, i ciclisti fanno capolino sul palco allestito accanto a Palazzo Reale. Ci sono la maglia rosa Danilo Di Luca, quella bianca - quest'anno intitolata allo storico direttore della Gazzetta dello Sport, Candido Cannavò - Thomas Lovkvist, e poi la prima maglia rosa del 2009 Mark Cavendish. Ma le ovazioni sono soprattutto per Lance Armstrong e Ivan Basso. Per loro spuntano striscioni e cori da stadio, mentre i camioncini intenti a vendere gadget fanno affari. C'è chi compra la maglia ufficiale, chi bandane o cappelini. E poi si mette in posa per la foto di rito. Intorno alle 13.30 la festa si sposta in piazza Castello. Da qui prende ufficialmente il via la nona tappa del Giro. Per quattro volte i ciclisti coprono il percorso correndo per davvero. Poi, la decisione di continuare a sfilare solo in onore del pubblico. «Milano non meritava questo trattamento, non capisco e né condivido la decisione dei corridori - commenta Mario Cipollini, ex sprinter -. Se si corre in bicicletta si rischia, chi ha scelto di fare questo mestiere lo sa benissimo». «È andata così, pazienza - conclude sconsolato Dario, arrivato da Varese -, speriamo che l'anno prossimo la tappa finale si concluda a Milano. E che sia una gara vera».