Giro del Fullo, la rivolta è delle donne

Parte dal Giro del Fullo la rivolta delle donne del Circolo delle Libertà della Valbisagno. Precisamente da Annamaria Leale, responsabile della sezione di Struppa capace, nel giro di poche settimane, di raccogliere centinaia di firme tra gli abitanti e i commercianti, per porre in evidenza delle istituzioni alcuni problemi che da troppo tempo gravano sulla vallata. «Da tanti anni le vecchie circoscrizioni, e adesso anche il nuovo Municipio, esordisce la donna, hanno creduto e credono che Genova finisca a Molassana, si sono dimenticati del Giro del Fullo, Ligorna, Doria, Pontetti e Prato e il risultato è l'evidente stato di abbandono nel quale si trovano queste zone». Problemi e fatti sui quali tutti i giorni la Leale, insieme agli iscritti del neonato circolo, studia alternative e soluzioni presso lo studio della sua abitazione del Giro del Fullo: «Con splendida vista, ironizza la stessa, sulla “Piazza Rossa” che la giunta Pericu volle a tutti i costi nel 1999». Piazza Rossa? «Si, conferma facendo segno verso la piazza sottostante lo studio, per realizzare quella piazza nella quale, come si nota dall'alto, le aiuole costruite con mattoni rossi indubbiamente rappresentano il simbolo stilizzato della falce e martello, hanno tolto un sacco di posti auto e quelli rimasti, da tempo sono occupati da auto abbandonate, divenute dimora provvisoria per sbandati d'ogni sorta, e dai clienti di alcune attività commerciali della piazza».
Le centinaia di firme raccolte dalla donna non riguardano solo il problema dei parcheggi («quello del simbolo comunista, ci tiene a sottolineare, è un problema che riguarda solo me e pochi altri che abitano all'ultimo piano ma del quale continuerò ad indagare») ma anche quelli dell'attraversamento pedonale della strada a causa dell'alta velocità dei mezzi che vi transitano, di un inutile capolinea nella stessa piazza (linea 12) che è un doppione della 13 e della 14 e che anch'esso contribuisce alla «sottrazione» di preziosi parcheggi, il dissesto totale di tutti i marciapiedi (almeno 3 chilometri) ma soprattutto la presenza, sia lì sia in tutte le altre zone, di centinaia di carcasse d'auto (talune bruciate) le quali, nonostante le decine di telefonate alle varie sezioni di Polizia Municipale, continuano a rendere il tratto finale (quello dimenticato...) della Valbisagno, una pattumiera di lamiere a cielo aperto.