Giro del mondo in 80 giorni

Ogni tanto, il cinema riscopre Il giro del mondo in 80 giorni, il celebre romanzo di Jules Verne. L’ultima, in ordine di tempo, è quella firmata dal regista Frank Coraci, e che vede, tra i protagonisti, un insolito Jackie Chan, qui nei panni del fedele domestico Passepartout che accompagna e sostiene l’eccentrico Phileas Fogg nel suo tentativo di vincere un’ardita scommessa: circumnavigare il globo in soli 80 giorni. Un Chan inedito come ci viene mostrato nel documentario «Alla scoperta del mondo con Phileas Fogg», uno dei tanti extra che arricchiscono il titolo. Si scopre così che Chan si è ispirato ai vecchi comici del muto di una volta come Keaton e Chaplin, pur non perdendo le sue caratteristiche di esperto in arti marziali. Sempre nel documentario, ci viene spiegato come in realtà per questa versione si sia pensato di snaturare, in parte, il romanzo, per avvicinarsi il più possibile al vero spirito di Verne. Ecco allora che Fogg viene trasformato in un inventore, per dare un riconoscimento alle intuizioni dello scrittore che nei suoi romanzi riuscì a descrivere, in anticipo, oggetti che sarebbero stati costruiti poi realmente, come il fax o il sottomarino. Non solo: interessante è anche il parallelo tra il Fogg interpretato da Steve Coogan è quello compassato a cui diede volto David Niven.