Via al Giro, operazione riscatto del ciclismo

Il campione del mondo Bettini: «Sarà una bella corsa, noi ce la metteremo tutta»

Caprera - Un po’ per Garibaldi ma anche per il Giro. La corsa rosa sfila sulla portaerei Giuseppe Garibaldi nella speranza che il Giro numero 90 possa, nonostante la vigilia travagliata, decollare. «Vedrete sarà una bella corsa, ce la metteremo tutta, per divertire quanti questo sport amano – dice il campione del mondo Paolo Bettini, che sfila sul ponte della nave con Veronica, la sua bimba, sulle spalle -. C’è voglia di ciclismo, c’è voglia di fare bene. Anche noi vogliamo davvero dare un segnale forte. Si deve voltare pagina». Parole programmatiche, per un programma duro e ambizioso. A Milano si arriverà dopo avere percorso 21 tappe e 3.486 chilometri. Undici sulla carta le tappe che potrebbero sorridere ai velocisti. Gli uomini-jet ci sono tutti, ad eccezione di Tom Boonen. Il faro è lui, Alessandro Petacchi, che vuole tornare a recitare il ruolo che gli compete, ma incontrerà tanti clienti scomodi sulla propria strada, da Robbie Mc Ewen a Thor Hushovd, da Forster ad Haedo. «Torno al Giro con una grande voglia di rivincita – dice il velocista spezzino -. L’anno scorso sono stato tagliato fuori subito da una caduta. Quest’anno sono pronto a gettarmi nuovamente nella mischia. L’avversario? Tanti, con Mc Ewen in pole position».
Petacchi guida la pattuglia iridata dei velocisti, Bettini, il campione del mondo in carica, guida lo stormo dei guastatori, con Rebellin e Nocentini, ma anche con i giovani Riccò e Nibali, alla ricerca di giornate e tappe di gloria. Ma questo Giro che parte in salita è una corsa per scalatori. Quattro le tappe di media montagna (4ª, 6ª, 10ª e 14ª), tre quelle di alta montagna (12ª, 15ª e 17ª). Cinque gli arrivi in salita: Montevergine di Mercogliano (4ª), santuario Nostra Signora della Guardia (10ª), la cronoscalata di Oropa (13ª), Tre Cime di Lavaredo (15ª) e Monte Zoncolan (17ª). In totale saranno 31 le salite della corsa, con 20.000 metri di dislivello totale. «Io giocherò di rimessa – dice Damiano Cunego, il Piccolo Principe che nel 2004 ha sbancato la corsa rosa facendo sognare l’Italia a pedali -. So di poter far bene, ma non ho intenzione di correre allo sbaraglio, giocherò con intelligenza e prudenza. Starò a ruota, e poi si vedrà».
Vive alla giornata anche Paolo Savoldelli, uomo di poche parole, ma di tanti fatti, con due Giri nel cassetto, e un terzo in testa. «Sto bene, ma io vivrò alla giornata, come ho sempre fatto – dice -. Non mi piacciono i proclami. Spero solo di stare bene, di non avere incidenti. Il percorso mi piace, anche se la cronosquadre di oggi è troppo pericolosa: strade strette, troppe curve, non va bene». Savoldelli è uomo delle discese, che tiene in salita e va forte a cronometro.
Oggi si incomincia con una cronosquadre di 25,6 chilometri, da Caprera a La Maddalena. Un percorso atipico, tutto curve e saliscendi. «Farà più male di quanto si possa pensare – dice Stefano Garzelli, anche lui vincitore di un Giro -. E la differenza la farà il vento. Ma questo è un Giro che si deciderà, come sempre, in salita. Io sono pronto a dare battaglia». Prontissimo anche Danilo Di Luca, il principe di Liegi, che nel 2005 si è fermato ai piedi del podio. «Dovrò correre un Giro al contrario di quanto feci due anni fa – dice il vincitore della Liegi -. Tranquillo nelle prime due settimane, attaccante e deciso nell’ultima. Molti non mi credono adatto per le grandi corse a tappe, sta a me smentirli». Poi c’è lui, Gilberto Simoni, due Giri e una regolarità impressionante: ha voglia di mettere ancora una volta tutti nel sacco. «È un Giro che mi piace, come tutti i Giri. Dicono che sono il favorito numero uno? È gente che sa di ciclismo».