Giro: al setaccio dell’antidoping i test di Di Luca, Simoni e Riccò

La procura chiederà la visita di un endocrinologo. La maglia rosa sentita anche per "Oil for drug"

Milano - Asme sospette e urine troppo pulite da destare perplessità. Il ciclismo è ormai guardato al microscopio: dai Nas potrebbe passare di competenza del Ris. Non passa giorno che non ci sia qualcosa o qualcuno che getti discredito su uno sport che ha fatto molto, diciamo pure troppo in questi anni per finire in questa situazione.

«Per uscire dalla crisi attuale il ciclismo deve seguire l'esempio del calcio e liberarsi dalla "associazione a delinquere" che ha "intrappolato" il mondo del pedale». Queste le parole del presidente della Commissione Antidoping della Federcalcio, Giuseppe Capua.
Troppi certificati, ed esami troppo belli per esser veri: questo è l’ultimo paradosso del ciclismo. Gianni Petrucci, il grande capo dello Sport italiano, l’ha detto e scritto di proprio pugno in un’accorata lettera al numero uno del ciclismo mondiale, Pat Mc Quaid, chiedendogli collaborazione.

Intanto, in seguito alle «non-negatività» di Petacchi e Piepoli, l’Uci aveva predisposto ulteriori approfondimenti presso il laboratorio di Barcellona, estremamente qualificato e attrezzato per scovare ciò che in altri laboratori non è possibile fare. Ad esempio capire se il salbutamolo rivenuto nelle urine di entrambi i corridori (per altro in possesso di certificato medico perché affetti da patologie asmatiche), sia stato preso per bocca (lecito) o iniettato via endovena (vietatissimo). Comunque per entrambi superiore ai valori massimi consentiti che sono di 1000 mg/l.

«Gli accertamenti eseguiti a Barcellona non sono stati in grado di definire inequivocabilmente le modalità di assunzione della sostanza trovata», ci conferma Gian Luigi Stanga, team manager della Milram di Petacchi. Così, nel rispetto delle norme vigenti, l’Uci ha chiesto alla Federciclismo di avviare una procedura per stabilire se c’è stata, oppure no, infrazione ai regolamenti antidoping.

«Sono pronto a dimostrare la mia buona fede in questa vicenda – ha detto il velocista spezzino -. La mia unica preoccupazione è il tempo che occorre per questa procedura in vista del Tour de France (partenza da Londra il 7 luglio prossimo, ndr): speriamo di farcela...».

Non c’è solo il caso di Petacchi e Piepoli a scuotere il mondo del ciclismo. Dal Coni arrivano chiari segnali di preoccupazione per quattro esami troppo belli per essere veri: quindi sospetti. Dopo Gibilisco – ascoltato ieri - la Procura antidoping del Coni convocherà (oggi verrà reso noto il calendario delle audizioni) gli altri atleti di vertice coinvolti nell’inchiesta «Oil for Drug»: Danilo Di Luca, ultimo vincitore del Giro d’Italia, ed Eddy Mazzoleni. Per entrambi sarà anche l’occasione per toccare un altro argomento delicato, quello relativo ai loro test antidoping (effettuati dopo la tappa dello Zoncolan, assieme a Riccò e Simoni, ndr) che, come scritto dal presidente del Coni Petrucci nella lettera all’Uci, presentano «preoccupanti anomalie» pur essendo risultati negativi.

Insieme a Di Luca e Mazzoleni, dovranno dare spiegazioni anche Gilberto Simoni e Riccardo Riccò (tra i primi firmatari delle nuove disposizioni Uci in materia antidoping, ndr). Non è escluso che ai quattro protagonisti dell’ultimo Giro d’Italia venga chiesta la disponibilità ad essere visitati da specialisti - soprattutto endocrinologi - in grado di spiegare quei profili ormonali «piatti» riscontrati ai test antidoping ordinati dal Coni.