Giro, un'altra impresa di Sella Contador strappa la maglia rosa

Lo spagnolo rompe un raggio della ruota, ma risponde agli scatti di Riccò e diventa leader. Il vicentino <strong><a href="/a.pic1?ID=264306" target="_blank">stupisce ancora e fa il bis</a></strong> sotto la Marmolada. Oggi la cronoscalata a Plan de Corones sulla mulattiera

Passo Fedaia - È meglio il Giro dominato in lungo e in largo da un fuoriclasse, oppure è meglio il Giro dove i migliori si pestano i piedi nell'arco di pochi secondi? Come davanti a un quadro o a una pizza, il giudizio estetico è personale e insindacabile. Se ne può discutere per ore. Ma un fatto è ormai accertato e indiscutibile: il Giro 2008, questo Giro che va ad affrontare la terribile settimana finale, fa parte della seconda categoria. Le due tappe dolomitiche lo dimostrano in modo inequivocabile: tutti i migliori, ad eccezione dei fantasmi di Klöden e Savoldelli, sono ristretti dentro l'esiguo spazio di pochi secondi. Così negli arrivi di tappa, così in classifica generale. Stanno uno accatastato all'altro, e non c'è verso di sgranarli.

Casualmente, da questo caos cosmico riescono ad emergere solo due figure ben distinte. La prima è ancora il profilo disneyano di Emanuele Sella, lo scalatore tascabile che trascorre le sue giornate alpine in beata solitudine. Se ne va al mattino e lo rivedono solo la sera, dopo il traguardo. Così nel sabato di Pampeago, così nella domenica della Marmolada: un tranquillo week-end di usura. Ovviamente il suo è un Giro tutto particolare, un Giro nel Giro, perché queste follie sono permesse soltanto a chi non ha niente da dire nella lotta rosa. Ma certi gesti restano comunque, nelle cronache e nella storia: al giorno d'oggi, stagione degli agi e degli ozi, suona ancora eccezionale trovare un ragazzotto che abbia voglia di spremersi come un limone su e giù per vallate alpine. Bisogna dare a Sella quel che è di Sella, nonché a Bruno Reverberi - il suo diesse noto al mondo come lo "Zio" - quel che è di un dirigente molto scaltro e molto pratico, molto saggio e molto severo. Molto zio.

L'altra figura che finalmente il Giro 2008 riesce ad estrarre dal suo livellamento generale è quella di Alberto Contador, nuova maglia rosa, la prima di sangue blu. Dopo due settimane di onestissime mezze figure, arriva il momento delle cose serie. I cinque passi dolomitici, con l'arrivo alla Marmolada, riescono in questa delicata missione: rimuovere un po' di fuffa e mettere ai primi posti della classifica quelli che devono starci. Il primo, dobbiamo ammetterlo onestamente anche noi italiani, è il migliore di tutti. Contador ha già vinto il Tour, ma soprattutto è il talento più limpido di quest'ultima generazione. Che poi riesca a guidare il Giro senza averlo minimamente preparato ne è una dimostrazione ancora più lampante.

Nella tappa dei cinque passi, accusa un solo momento di difficoltà: sul Giau. Niente di epocale: perde solo qualche secondo prima dello scollinamento. Ma anche in quella situazione dimostra tutta la sua classe: non si fa prendere dal panico, non si distrugge per restare a tutti i costi coi primi, ingrana la sua marcia preferita e dopo pochi tornanti di discesa è già lì a riprendere i giochi.

I colpi di teatro, più che altro colpetti, si registrano tutti sull'ultima scalata, verso la Marmolada. Contador rompe un raggio della ruota posteriore, trasformando la sua bicicletta in un aggeggio sgangherato come la macchina di Paperino. «Ho avuto attimi di confusione - spiega poi Contador -: non sapevo se fermarmi a cambiare la ruota, oppure se proseguire. Ho scelto di insistere, anche se non potevo alzarmi sui pedali». La scelta si rivela centrata, molto più della ruota: Contador tiene benissimo sugli scatti di Riccò (voto 8 al coraggio, voto 7 all'effettiva resa), concedendo qualcosa soltanto nel finale, comunque tenendo a bada agevolmente i ritorni dei vari Simoni (voto 7) e soprattutto Di Luca (voto 8 alla grinta). A premiare lo spagnolo sono le doti che aiutano sempre, nella vita. Calma e ragionamento, freddezza e lucidità. Anche nei momenti difficili. Uno stile che ricorda moltissimo un'altra storia spagnola, che l'Italia a suo tempo ebbe modo di conoscere ed amare. Titolo dell'opera, "Quella gran flemma di Miguel Indurain".

Contador non ha ancora fatto nulla di quello che ha fatto il suo illustre connazionale. Ma lo ricorda maledettamente da vicino: personalità pacata e serena, grande agilità in salita, altissima velocità a cronometro. È diverso solo nella taglia fisica, ridotta in sedicesimo. Ma è noto che la grandezza degli uomini non si misura in centimetri. Contador sembra uscito esattamente dallo stesso stampo usato per Indurain. Il tempo, con calma, dirà fino a che punto.

Il tempo, intanto, dirà qualcosa già quest'oggi, con un altro test a cronometro. Tutti contro Contador. È il giorno maledetto e carnevalesco della cronoscalata verso Plan de Corones, sfida molto breve di 13 chilometri, ma ad altissima intensità spettacolare: si tratta di risalire una mulattiera dalle pendenze inverosimili (ultimo chilometro, 24 per cento). Un numero più circense che sportivo, però gustosissimo. Per chi sta in tribuna. Molto meno, per chi deve grattarsi la rogna.