«Un giro per la vita». In auto e in barca si può

Dopo 1.500 miglia marine e 6.500 km di strade costiere, «Un giro per la vita», primo giro d'Italia ecologico con una barca a vela e un'auto ibrida, ha compiuto l'ultima tappa ad Andora (Sv). I due equipaggi del tour organizzato dall'associazione A.S.D. Jancris, che ha avuto come partner Porsche Italia e Sly Marine (che ha messo a disposizione uno Sly 42 Fun, la spider del mare) con il patrocinio del ministero dell'Ambiente e Lega Navale Italiana), in due mesi da Trieste ad Andora hanno incontrato 28 comunità nelle 12 regioni marinare toccate, condividendo con loro l'aspettativa che le nuove tecnologie esistenti (auto ibride, mezzi altamente riciclabili) e nuovi stili di vita basati sul contatto con la natura, sull'utilizzo del tempo non solo in una visione produttivistica, diventino sempre più diffusi. Concetto ribadito dal sindaco di Andora, Franco Floris nel talk show «La letteratura di viaggio e avventura come ponte tra le civiltà. Viaggiare a velocità differenziata», moderato da Pierluigi Bonora, capo redattore de Il Giornale.
Per la cronaca, Floris è lo stesso sindaco che nel 1990 al Parlamento Europeo propose la nascita del Santuario dei Cetacei, oggi parco marino di 100mila km2 tra Liguria- Sardegna e Francia, la cui realizzazione ha contribuito alla sopravvivenza di 4 tipi di balene, 4 di delfini e della tartaruga Caretta Caretta. «Un giro per la vita» ha potuto svolgersi grazie alla sensibilità di aziende che hanno messo a disposizione i loro mezzi: una Porsche ibrida concepita per essere riciclata al 95% e che «veleggia» in modalità elettrica compiendo metà del viaggio a emissioni zero; e una barca a vela prodotta da un cantiere di Cesena che ha da poco avviato con l'Università di Bologna il progetto «Eco Naut» per produrre natanti altamente riciclabili. Ne hanno parlato Mauro Gentile direttore ufficio stampa Porsche Italia che ha annunciato la prossima 918 ibrida da 700 cv con un motore termico e 2 elettrici, e Paolo Francia amministratore delegato Sly Marine.
«Il mare non digerisce tutto e non si auto-rigenera. Inoltre quando si arrabbia ci ricorda chi davvero comanda», ha detto il comandante della Capitaneria di Porto, Marco Olivieri. Parlando di nuove tecnologie, Alfredo Giacon, skipper ambientalista padovano ideatore del Giro ha parlato di crisi: «Ci aiuterà a incrementare un nuovo tipo di sviluppo. Il futuro non dev'essere per forza privazione. La tecnologia c'è già, bisogna solo imparare a usarla e dobbiamo spingere anche altre aziende a diffonderla a tutti i livelli».
Il saluto agli equipaggi - in barca con Giacon la moglie Nicoletta Siviero, Renato Carafa e la cagnetta Trudy, in auto il giornalista Roberto Brumat – si è chiuso con la staffetta alimentare, penultima consegna di un cesto di prodotti tipici locali.