Giro di vite in Francia Anche i dodicenni finiranno in carcere

da Parigi

I ragazzini a partire dall'età di dodici anni saranno responsabili di fronte alla giustizia francese e potranno essere internati in speciali carceri. Questa la decisione presa dal governo di Parigi e in particolare dalla ministra della Giustizia Rachida Dati, che ha compiuto ieri una visita in due centri di ritenzione della Francia nordorientale: a Roubaix e a Metz. In quest'ultimo carcere c'è stato di recente un caso di suicidio di un minorenne, circostanza che dimostra come la prospettiva di una giustizia inflessibile non possa – secondo il governo – disgiungersi dalla tutela di persone che rischiano di vivere una situazione di doppia pena: la privazione della libertà e l'esperienza di un ambiente ostile come il carcere degli adulti. La soluzione non può tuttavia consistere nella strategia dello struzzo: chiudere gli occhi di fronte agli atti illegali compiuti dai minorenni, il cui aumento è in Francia impressionante a partire dal 2001.
Dunque Rachida Dati – la cui gravidanza prosegue felicemente, anche se il nome del padre del suo bimbo viene trattato in Francia alla stregua di un segreto di Stato – ha deciso di riformare un vecchio testo legislativo dell'immediato dopoguerra, che metteva i minorenni in una sorte di botte di ferro davanti alla giustizia. La Dati ha creato una commissione consultiva su questo argomento e vuole ormai che i minorenni siano penalmente responsabili in prima persona a partire dall'età di dodici o al massimo tredici anni. Casi come quelli dei giovanissimi ladruncoli, che tornano immediatamente in libertà anche quando vengono colti sul fatto dalla polizia, non devono più essere tollerati in Francia, secondo la grintosa titolare della Giustizia.
Le linee guida dell'azione governativa di fronte al problema della criminalità minorile sono quattro. In primo luogo, appunto, l'abbassamento dell'età della responsabilità penale, con l'orientamento a lasciare al giudice un ampio margine di discrezionalità nella punizione dell'adolescente. In secondo luogo lo sveltimento dei processi a carico dei minori. Poi la realizzazione di un programma di speciali centri di ritenzione, evitando che persone giovanissime e psichicamente in difficoltà vengano associate alle normali carceri. Infine il potenziamento dei mezzi a disposizione della polizia e della gendarmeria, che verrebbe al tempo stesso liberata da mansioni di aiuto sociale ai minorenni perché questi compiti verranno più chiaramente affidati alle strutture civili competenti.
Il «piano minorenni» di Rachida Dati sta provocando un'ondata di polemiche tra i partiti di sinistra, che lo considerano «puramente e ingiustamente repressivo». Ma nell'opinione pubblica alcune vicende di cronaca hanno provocato un particolare allarme nel corso degli ultimi anni. Soprattutto nei quartieri periferici, ai margini delle principali città transalpine, agiscono bande di giovani e giovanissimi che agiscono con estrema violenza. Ci sono anche stati casi di omicidio, la cui responsabilità è stata attribuita a ragazzini di tredici o quattordici anni. Anche le “battaglie” tra le “bande di banlieue” toccano talvolta livelli di violenza difficilmente immaginabili. Nel conto va anche messo il commercio della droga, che vede i grossi spacciatori servirsi sempre più spesso di adolescenti allo scopo di approfittare della quasi impunità di cui questi ultimi beneficiano. Ieri la quarantaduenne “ministra di ferro”, che è una fedelissima del presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy, ha fatto chiaramente capire che anche per gli adolescenti il termine giustizia deve secondo lei far rima con quello di fermezza.