Giro di vite per kebab e centri massaggi cinesi: dalla Lega tolleranza zero in tutta la Lombardia

Un freno al proliferare di kebab,
phone center e centri massaggi. Evitare che questi esercizi
commerciali si concentrino in un’unica zona delle città della
Lombardia, dando vita a quartieri "ghetto". Il leghista Andrea
Gibelli ha messo a punto il progetto di
legge regionale "Harlem"

Milano - Un freno al proliferare di kebab, phone center e centri massaggi. Evitare che questi esercizi commerciali si concentrino in un’unica zona delle città della Lombardia, dando vita a quartieri "ghetto". Per questo il leghista Andrea Gibelli, vice presidente della Regione e assessore all’Industria e Artigianato, ha messo a punto il progetto di legge regionale "Harlem", che sarà presentato lunedì mattina in Comune a Milano.

Pugno duro contro i kebab Tolleranza zero. Il modello a cui si ispira il provvedimento è quello del quartiere Harlem di New York, nel quale è stata attuata una razionalizzazione degli esercizi commerciali analoga. Regole certe, secondo il Carroccio, aiuteranno le amministrazioni comunali a organizzare al meglio il commercio nelle città. I sindaci potranno così arrivare a vietare l’apertura di alcuni negozi che snaturino il tradizionale tessuto commerciale. Il progetto di legge prevede anche che nei centri massaggi il personale dipendente dovrà avere una qualifica professionale, che oggi non è prevista. All’appuntamento saranno presenti anche Giancarlo Giorgetti, presidente della commissione Bilancio a Montecitorio, l’europarlamentare del Carroccio, Matteo Salvini e il capogruppo della Lega Nord in Regione, Stefano Galli.

Lo scopo della proposta di legge L'intento di Gibelli regolare tutti quei negozi "in contrasto con la sicurezza, la quiete pubblica, la tutela dei valori artistici, storici o ambientali del territorio. La proposta di legge, strutturata in 31 articoli, vuole quindi dare maggior ordine a una Regione con oltre 46mila imprese gestite da titolari stranieri. Dal kebab al take away cinese la vendita degli alimentari di "produzione propria per il consumo immediato" sarà, infatti, "soggetta alla programmazione comunale". Non solo. Estestisti e parrucchieri dovranno avere degli attestati riconosciuti. E ancora: rispettando il Pgt, il Comune dovrà valutare "le aree da ritenersi sature rispetto alla possibilità di localizzare nuovi insediamenti" in modo da "differenziare le zone commerciali" e limitare - soprattutto nei centri storici - "le attività che non sono tradizionali". Infine, la proposta di legge mira a dare un giro di vite anche ai call center e ai baracchini ambulanti così da "riqualificare le aree urbane compromesse".