Giro di vite per la sicurezza di Piazza Affari e Assolombarda

Un giro di vite per tutti i sistemi di sicurezza degli edifici-simbolo del potere economico e finanziario della nostra città. Primi fra tutti i grossi centri commerciali affollati per lo shopping natalizio. Ma anche la Borsa di piazza Affari o banche come Intesa o Barclays, già colpite in passato fino alla sede di Assolombarda in via Pantano e della Borsa in piazza Affari.
In particolare tutti i magastore più centrali della città, in questi giorni presi d’assalto. E che, visti i tempi che corrono, oltre alle solite uscite di sicurezza, hanno «rispolverato» quelle, di solito decisamente meno utilizzate, dei sotterranei, che arrivano fino a meno due piani: in caso di un eventuale pericolo, infatti, queste uscite sono le uniche a condurre direttamente il personale e i clienti alla metropolitana. Tra questi grandi magazzini, i megastore e i bar appartenenti a grosse catene, in particolare quelli che si affacciano su piazza Duomo, corso Vittorio Emanuele II e piazza San Babila.
Era immaginabile dopo l’ordigno esploso in un corridoio nella notte tra martedì e mercoledì scorso e rivendicato dagli anarchici del Fai (Federazione anarchica informale) che ha costretto l’università commerciale Luigi Bocconi a correre ai ripari, aggiungendo altre telecamere, chiudendo la maggior parte dei cancelli e lasciando un solo ingresso aperto per edificio. Anche se l’obbiettivo, a detta degli stessi investigatori della Digos è «atipico, non essendo immediatamente identificabile con quelli dell’anarchia, è stato lo stesso volantino di rivendicazione a chiarire le idee in merito alla pertinenza ideologica del gesto. «Abbiamo deciso di colpire dove meno ve l’aspettavate (...)» hanno scritto gli anarchici. E hanno aggiunto «(...) nell’attacco a un avamposto di dominio, dove si formano i nuovi strumenti e apparati del capitale, dove si affilano le armi che taglieranno la gola agli sfruttati (...)».
Lo stesso segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ieri pomeriggio, commentando il ritrovamento dell’ordigno alla Bocconi durante la trasmissione di Lucia Annunziata «In mezz’ora» ha sottolineato: «Non bisogna sottovalutare nulla. La nostra esperienza ci insegna che anche l’indizio più remoto può costituire un punto di partenza di una miccia più generale. Da questo punto di vista bisogna stare molto attenti a questa realtà milanese, molto complessa. Se ho un appunto da fare a chi amministra la città è di essere un po’ distratto su questi temi». E a Maroni, che non è distratto, Epifani manda però a dire che «non si affrontano questi temi restringendo gli spazi di libertà». Qualcuno dovrebbe però far notare a lui, al segretario della Cgil, che risulta un po’ difficile aumentare la sicurezza non restringendo proprio quegli «spazi di libertà» in un ateneo che, tra studenti e docenti, conta oltre 15.000 presenze.