«Giro di vite sulle scarcerazioni facili»

Roma«È un bollettino di guerra. Siamo dinanzi a un fenomeno in continuo aumento, al dilagare di un’emergenza. E c’è la ferma volontà, da parte del governo, di intervenire subito e con decisione, per contrastare crimini così odiosi che ledono la dignità delle donne e vedono la sopraffazione becera tra i due generi».
Ministro Mara Carfagna, gli ultimi casi di stupri hanno dunque rilanciato la necessità di intervenire in maniera tempestiva. Tanto che al prossimo Cdm potreste approvare un decreto ad hoc.
«Stiamo valutando l’ipotesi di portare in Consiglio dei ministri un provvedimento d’urgenza, che non sarebbe determinato dall’emozione del momento, ma dalla consapevolezza della gravità della situazione».
Ne ha parlato con il premier?
«Non ho sentito ancora il presidente del Consiglio, che da sempre dimostra grande sensibilità su questi temi. Ho avuto invece già uno scambio di vedute e di valutazioni con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. E abbiamo convenuto sulla necessità di predisporre misure per agire immediatamente. Poi, in ogni caso, spetterà al capo dello Stato valutare l’urgenza».
Si prevede lo stop alla concessione degli arresti domiciliari per chi è accusato di stupro.
«Siamo in una fase di valutazione e sono in corso contatti continui anche tra Viminale e ministero delle Pari opportunità. Ma potrebbe essere una delle misure previste, riprendendo alcuni emendamenti del disegno di legge sulla sicurezza all’esame della Camera. Comunque, vogliamo evitare una risposta tardiva e assicurare, invece, la certezza della pena e la tutela delle vittime».
Insomma, giro di vite contro le «scarcerazioni facili».
«Il diritto non è la matematica e la discrezionalità spetta ai giudici. Però, visto che nelle ultime settimane ci sono stati diversi esempi di scarcerazioni facili, forse è il caso di intervenire».
La Lega rilancia lo strumento della castrazione chimica per chi si macchia di reati del genere. Cosa ne pensa?
«Già altri Paesi lo utilizzano, ma non sempre è stato dimostrato il suo successo al 100%. Credo che su questo punto debba esprimersi la comunità scientifica e non la classe politica. Senza dimenticare, tra l’altro, le polemiche che si aprirebbero in Italia».
Al di là dell’emergenza stupri, il suo ministero è stato piuttosto impegnato nei primi nove mesi di governo.
«Già a giugno dello scorso anno abbiamo portato in Cdm i primi provvedimenti rivolti al contrasto della violenza contro le donne. E da subito abbiamo avviato alcune importanti sinergie con il ministero dell’Interno. A tal proposito, ricordo il servizio del numero verde 1522, attivo ventiquattr’ore su ventiquattro».
Quando avrà il via libera definitivo la legge sullo stalking?
«Si tratta di un provvedimento fondamentale, che si rivolge, nell’80-85% dei casi, a violenze subite da donne. È stato già approvato all’unanimità dalla Camera e dalla settimana scorsa è al vaglio della Commissione giustizia del Senato. Mi auguro vi rimanga il tempo necessario per apportare eventuali miglioramenti, purché non si allunghi troppo l’attesa. Anche in quest’ambito, infatti, dobbiamo rispondere in tempi brevi».
Venerdì scorso, intanto, il Cdm ha approvato lo schema di disegno di legge che ratifica la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale. Adesso, rischia il carcere da uno a tre anni chi adesca minori su Internet.
«Si tratta di una novità importante, che apporta modifiche ad alcune parti del codice di procedura penale e civile. E ci auguriamo possa essere un valido deterrente, perché questo tipo di reato, a seguito della diffusione delle nuove tecnologie, è aumentato in maniera esponenziale».
Tra le novità, anche il raddoppio del periodo di prescrizione per i reati sessuali sui minori.
«Il limite era di dieci anni, adesso diventa di venti. Si tratta di una misura che vuole permettere, a chi ha subìto abusi da piccolo, di poter denunciare il proprio aguzzino anche da adulto, avendo nel frattempo superato magari le precedenti paure».
Ci spiega come funzionerà la Banca dati contro la pedofilia?
«Il ministero della Giustizia preleverà, nelle carceri, campioni biologici del detenuto, che saranno trasformati in dati informatici e inseriti in una banca dati tenuta dal Viminale. In caso di recidiva, sarà così più facile identificare il colpevole».
Ministro, come prosegue il contrasto alla prostituzione?
«I risultati sono concreti, grazie alle ordinanze emanate dai sindaci, che ricalcano in gran parte il disegno di legge che approvammo a settembre. Adesso, però, faccio un appello al Parlamento affinché lo approvi prima possibile, visto che è ancora bloccato. Su temi come questi, poi, si dovrebbe trovare un’intesa bipartisan e respingo al mittente le accuse strumentali e ideologiche, che non giovano alla risoluzione dei problemi. Non vogliamo, infatti, nascondere la polvere sotto il tappeto, come afferma qualcuno, visto che il 75% della prostituzione si svolge per strada. Per il governo, quindi, contrastare il fenomeno significa portar fuori le donne dalla schiavitù».
Recenti casi di cronaca raccontano di bimbi costretti dai genitori a prostituirsi per pochi euro.
«In questi casi, la strada è solo una: sottrarre la patria potestà a genitori che non meritano di essere chiamati così».
A proposito di genitori, un ragazzino inglese di 13 anni è divenuto papà e star di tabloid e tv.
«Mi auguro sia un caso isolato, ma di certo siamo davanti a un abbassamento della tensione culturale dei nostri giovani, anche a causa dei tanti messaggi distorti e distorsivi che arrivano dalla pubblicità e dalla tv. Sembra, purtroppo, che non si rendano conto di quanto sia importante avere un figlio, formare una famiglia. Si tratta di un messaggio che tutti, istituzioni comprese, abbiamo il dovere di trasmettere loro con più forza».