Girotondi e minuetti nel «Carnovale» del languido addio

Pier Luigi Pizzi porta in scena il capolavoro di Goldoni con lo spirito di Cechov. Una bellissima partitura visiva guidata dall’estroso Warner Bentivegna

Ci sono pièce che levitano per miracolo di stile da una battuta all’altra con la tenerezza di una nota sfuggita al clavicembalo di Clementi. E che, come in un interno borghese di Pietro Longhi, documentano nelle figure che s’intravvedono sul fondo come nelle maschere ridanciane che ci sfidano orgogliose in primo piano la lenta mutazione della civiltà delle immagini. Ma è accaduto, nella storia del teatro, che questo dono sia stato concesso solo a tre autori. Al francese Marivaux che nelle sue favole indulge al tramonto dei sentimenti, al veneziano Goldoni che celebra il lento disfarsi della tela dorata della Serenissima e al medico delle anime, il russo Anton Cechov testimone distaccato della morte dell’essere nel gelido silenzio della natura.
Ma pochi come il Cogidor della Barca dei Comici hanno saputo racchiudere nello spazio perfetto di una sola opera il tormento di esistere che, tutt’uno alla festa dell’amore, accoglie in sé la malinconia degli addii sapendo che al ritorno, se mai ci sarà, di Venezia giovinezza del mondo non resterà che la scia lasciata dalla nera gondola che annuncia la fine. Tutto questo Goldoni ci narra per bocca di Anzoleto disegnator finissimo di drappi al soldo del tessitor Zamaria in Una delle ultime sere di Carnovale, quel capolavoro vergato prima di incamminarsi verso l’esilio di Parigi. E, per dirlo, ci trascina con lui ad osservare i suoi cari che giocano alla Meneghella, che spasimano per assenza d’amore o per subitanei conati di stizza fino al finale dove le coppie finalmente si placano formando, con le parole e coi gesti, un minuetto che oscilla come una piuma nell’assonanza languida delle cadenze.
Oggi restituitaci nella bellissima partitura visiva di Pier Luigi Pizzi che presenta una magnifica compagnia dove l’incantevole Sara Bertelà, l’impetuosa vis comica di Donatella Ceccarello e il fascino perverso di Anita Bartolucci, la miglior allieva di Casanova che si possa immaginare, contrastano con la grazia accorata di Stefano Scandaletti e con l’irresistibile estro di Giovanni Vettorazzo. Guidati, non senza una caduta nella caccola fine a se stessa, da un elegante Warner Bentivegna.

UNA DELLE ULTIME SERE DI CARNOVALE - di Goldoni Teatro Stabile del Veneto. Regia di Pier Luigi Pizzi. Vene- zia, Scuola di San Giovanni, fino a domenica