Girotondi, ritorna la banda degli onesti

Io so. Io so i nomi dei responsabili della «Manifestazione per la Giustizia» che si tiene questa mattina a Roma, in Piazza Farnese. Io so i nomi dei responsabili che parleranno dal palco. Io so i nomi dei responsabili che a loro dire hanno instaurato un «regime dittatoriale» che è «peggio del fascismo». Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Ma ho un euro, e allora comprerò un qualsiasi giornale dove c’è scritto tutto. E infatti c’è scritto che stamattina questa manifestazione «deve trasformarsi in un momento per non lasciare sola la giustizia, a sostegno di Luigi Apicella ma anche di Luigi De Magistris, di Clementina Forleo, contro il Lodo Alfano e contro l’ultima porcata governativa: il bavaglio alle intercettazioni». Io so. Ma gli italiani non sanno. Non sanno di che cacchio stanno parlando questi, perché sono imbambolati dal Regime e da pennivendoli corrotti. Ecco perché Beppe Grillo e Antonio Di Pietro e Marco Travaglio e Carlo Vulpio e Sonia Alfano (scritti in ordine di 740) hanno avuto il fegato di scimmiottare, su vari siti e blog eccetera, il celebre «Io so» scritto da Pasolini del 14 novembre 1974. Scrive Pierpaolo Di Pietro: «Io so. Io so che Tangentopoli non è mai finita, che la corruzione politica è più forte oggi di allora, che molte televisioni e giornali sono uno strumento di propaganda permanente». Scrive il collega del Corriere della Sera Carlo Vulpio: «Io so. Io so che Luigi De Magistris va difeso, che Clementina Forleo va difesa, che Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani, Luigi Apicella vanno difesi». Scrive il povero Salvatore Borsellino, professione fratello, tristemente noleggiato per l’occasione: «Io so che la Seconda Repubblica è nata sulle stragi del ’93 e su accordi occulti». E poi Sonia Alfano, presidente di un’associazione di vittime della mafia: «Io so che in Parlamento siedono mafiosi, amici di mafiosi, servitori di mafiosi, protettori di mafiosi. Pensavo di aver dato a questo Paese ciò che di più grande possedevo, la mia famiglia, ma è stato un sacrificio vanificato con l’instaurazione di questo regime dittatoriale».
Quasi dimenticavamo il momento pasoliniano di Pierpaolo Travaglio: «Io so. Io so che ancora una volta ci stanno prendendo per il culo, soltanto che non lo fanno con le solite ballette quotidiane. Questa volta stanno organizzando una grande operazione di disinformatia di stampo sovietico o sudamericano».
E allora tutti in Piazza Farnese, che è più piccola di Piazza Navona e non si rischia l’effetto Speaker's Corner. Qual è l’emergenza democratica?
Eccola: «Le assurde ed infondate accuse che sono state avanzate nei confronti di Gioacchino Genchi», spiega un comunicato. Cioè? «Sono l’ennesima prova che le inchieste di Luigi De Magistris contengono la chiave per spiegare parte degli abomini che da decenni la classe dirigente compie sulla pelle degli italiani». Caspita. E dunque? «Tanta smodata ferocia nell’attaccare Genchi è un segno di paura da parte di un criminoso sistema di potere, è ormai chiaro che la Costituzione su cui dovrebbe fondarsi l’Italia è divenuta lettera morta». Accidenti, non starà esagerando? Sentiamo il più moderato del gruppo, Marco Travaglio: «Io non ho mai difeso una corporazione di 10mila persone, la magistratura, in cui ci sono anche incapaci e conigli», dice al Riformista, giornale di regime. Lui non ha mai. Ma andiamo al cuore del problema: «Io difendo il principio. L’episodio di Apicella è gravissimo. Saladino ha fatto ricorso al riesame, lo ha perso ed è stato condannato a pagare le spese. Nonostante questo, il Csm ha cacciato Apicella su richiesta del Ministro e l’Anm ha applaudito. Invece tutti dovrebbero scusarsi con lui». Chiarissimo. E gravissimo. Magari ci sono ancora due o tre lettori che non sanno ancora tutto di Apicella, e di Saladino, Gabriella Nuzzi, Dionigi Verasani eccetera, e magari ora dovremmo pure spiegare di che parla il cabarettista del Travaglino. Ma non possiamo.
Io so. Noi sappiamo. Ma non scriveremo. Come perché? Perché questo è un Regime. Lo dice anche Travaglio dopo che gli hanno chiesto, sempre sul Riformista, se sia normale far denudare un magistrato come è accaduto a Catanzaro: «Certo, se cerchi un oggetto piccolo». Ah. Ecco. «Ricordo che l’azione penale è obbligatoria. Apicella doveva forse dire che i marocchini si perquisiscono e i magistrati no? Questo è regime. Peggio del fascismo». Non fa una piega: non si era mai sentito che dei magistrati, in Italia, avessero mai goduto di un trattamento diverso da quello riservato ai marocchini. Pazzesco. Ma chi vuole tutto questo? «Da Berlusconi a Violante, passando per la Fondazione Liberal e ItalianiEuropei». Lui sa. Travaglio sa. Ma non ha le prove. Non ha nemmeno indizi. Insomma, sembra De Magistris.
A parte tutto: oggi, in Piazza Farnese, Antonio Di Pietro farà un po’ di casino perché i guai giudiziari del suo partito lo danno in discesa nei sondaggi. Mentre Marco Travaglio, niente di nuovo, farà il piazzista di venturi libretti e della propria vanagloria. Beppe Grillo pubblicizzerà il memorabile dvd della manifestazione. Dopodiché il Regime, schiantato, ospiterà Di Pietro praticamente ovunque (è il politico in assoluto più invitato in tv) mentre il partigiano Travaglio, more solito, parlerà in prima serata dalla trincea di Michele Santoro. Mica decreto anticrisi e altre diavolerie da piduisti.