Dal girotondista Ginsborg solo fiele sull’Italia

Caro Granzotto, la ringrazio per averci scoperto, alcuni giorni fa, gli altarini del signor Tobias Jones, giornalista e scrittore inglese che ha scelto di vivere in Italia per dirne peste e corna. Non so se sia al corrente che di individui simili ne ospitiamo un altro, Paul Ginsborg, al quale è stata addirittura affidata la cattedra di Storia dell'Europa contemporanea all'Università di Firenze. Ginsborg ha scritto un libro il cui obiettivo era, manco a dirlo, Berlusconi: Silvio Berlusconi, Television, Power and Patrimony. Sono stato in corrispondenza (piuttosto polemica) in un listserv americano che si autodefinisce come «relating to the Italian American experience, and more generally, the etnic culture of the italian diaspora worldwide». Su quella Website libri di Jones e di Ginsborg sono stati molto favorevolmente recensiti da un certo professor Stanislao Pugliese, membro della Hofstra University (università di quart'ordine), un italoamericano che quando si riferisce agli italiani li chiama natives, indigeni. È inutile, caro Granzotto, all'estero non abbiamo una buona stampa e a ciò contribuiscono molti stranieri che in Italia risiedono. Non solo Jones e Ginsborg ma anche, per esempio, il gruppo che attraverso il sito Internet «zoommata.it» diffondeva notizie e commenti che immancabilmente ci mettevano in ridicolo. La loro editor-in-chief era tale Nicole Martinelli che si presentava quale titolare di un master conseguito all'Università di Firenze. Non mi fu difficile denunciarla come una phony, una bluffatrice totale. Oltre a Internet, per avere notizie sull'Italia gli italoamericani possono contare sul quotidiano America Oggi che è come leggere la Repubblica e l'Espresso.


Non sia così sfiduciato, caro Iraci. Credere che l'immagine (non esattamente glamour, tocca ammetterlo) del nostro Paese sia consegnata alle penne di miss Martinelli, Tobias Jones e Paul Ginsborg è farli più ascoltati di quel nulla che sono. Ginsborg. Orpo se lo conosco. Ammetto con un po' di vergogna di non aver letto un solo rigo della sua produzione letterario-storica e nemmeno mezzo del suo saggio su Berlusconi, però non mi perdetti un fiato dei suoi interventi politici ai tempi dei girotondi. Ah, la stagione radiosa dei girotondi! Quando il Paese era cullato dal «ceto medio riflessivo», che gli dava anche il biberon ideologico! E tutti quei Nanni Moretti, tutti quei Panchopardi e Ginsborg, appunto, che facevano scendere deliziosi frissons lungo le toniche, abbronzate schiene delle reginette dei terrazzi e dei salotti radicalchicchettoni. Ginsborg, in particolare, ebbe la straordinaria intuizione di accomunare nei girotondi «ceto medio riflessivo» e movimento operaio: lei può ben immaginare, caro Iraci, cosa poteva serpeggiare lungo le schiene delle girotondine a contatto, mano nella mano, con i fustacchioni della catena di montaggio. In quanto al ticchio e di Tobias Jones e di Paul Ginsborg di sputacchiare nel piatto dove mangiano non vale nemmeno la pena di arricciare il naso. Si usa, si fa, tra intellettuali progressisti. Intellettuali progressisti che hanno sempre al proprio servizio uno Stanislao Pugliese disposto a tesserne le lodi (se è per questo, gli Stanislai Pugliese allignano da noi come il giavone nelle risaie. E non ci sono mondine che tengano).