Girotondo in celluloide con vittimismo

In Italia per far carriera nello spettacolo le strade sono due: essere bravi, vedi Fiorello, tanto per buttar lì un nome, o ergersi a vittime, vedi Sabina Guzzanti, per una citazione un po’ meno casuale. La ragazza, si fa per dire, un’indubbia qualità ce l’ha: la cocciutaggine. Il suo primo film, Bimba, era brutto e non faceva ridere, difetto piuttosto grave per una commedia satirica. Un altro l’avrebbe piantata lì, lei invece ne ha fatto un altro, presentato ieri a Venezia, tra l’ilarità generale. Ma gli sghignazzi e gli applausi di un pubblico schieratissimo, indovinare da che parte, vanno presi, come si suol dire, con le molle. Basta dire: «Berlusconi è un...» e ciascuno metta l’aggettivo (spregiativo) che più gli aggrada e i battimani scattano automaticamente. Garantito al limone. Perché il tiro al bersaglio, contro Berlusconi ovviamente, per i girotondini di professione è il vero sport nazionale, prima ancora del calcio e della Formula 1. Con il conforto dei soliti noti, pronti a tributare evviva a volontà, ogni fallito alla prima occasione riestrae le consuete geremiadi, accusando, tra rabbia e invettive, tutti i nemici che gli hanno messo i bastoni tra le ruote, provocandone l’ingiusto insuccesso. Guarda caso, sono tutti «fascisti».