Il girotondo fa girare la testa soltanto al Pd

Manifestazione dell’8 luglio in piazza
Navona, la sinistra si spacca. Moretti non sfila: "Non serve, Berlusconi ha già
stravinto&quot;. Colombo e Flores D’Arcais: &quot;Il corteo non è contro Walter&quot;. L’Idv: &quot;Dirigenti e elettori democratici vogliono la piazza&quot;. <a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani/" target="_blank"><strong>Girotondo attorno a Walter. Dì la tua</strong></a>

da Roma

Lo scivolone sul capo dello Stato ha costretto Di Pietro e i girotondini dell’8 luglio a fare retromarcia.
Non sulla manifestazione, che ovviamente si farà, ma sui toni da usare per chiamare alla piazza, e soprattutto per sfidare il Pd. E così ieri il capo dell’Italia dei Valori era tutto miele, nell’assicurare il suo «massimo rispetto per chi non ci sarà», ossia per il Pd, perché «in un momento di allarme democratico le opposizioni devono essere più unite che mai», ognuno «nei modi che ritiene giusti». Nelle file veltroniane gioiscono: «Dopo l’intemerata di Flores D’Arcais contro Napolitano e Veltroni si sono accorti di averla fatta fuori dal vaso, e ora gli tocca rimediare», spiegano.
Certo, la correzione di rotta è evidente: al direttore di Micromega Paolo Flores e all’ex direttore dell’Unità Furio Colombo (eletto Pd), i due primi promotori dell’adunata, è toccato fare la classica autocritica di antica tradizione a sinistra. «La manifestazione non sarà in alcun modo contro il Pd», giurava il primo. «Gli attacchi a Veltroni creano ansia e incertezza in molti di noi», lamentava il secondo.
In realtà, però, la tensione resta alta tra le due opposizioni, quella del Pd e quella delle barricate. E la concorrenza spietata: stamani Di Pietro presenterà pubblicamente le adesioni al girotondo dell’8 luglio, e promette sorprese proprio sul fronte democrat: «Veltroni non vuole la piazza, ma evidentemente molti suoi elettori e dirigenti non la pensano così. E saranno con noi», assicurano da Idv.
Il fronte più sensibile al richiamo è di certo quello degli ex prodiani. Proprio Arturo Parisi, che ai tempi dell’accordo elettorale con Di Pietro fece fuoco e fiamme e cercò di convincere Veltroni a soprassedere («Io Tonino lo ho avuto in casa, nell’Asinello, e so cosa vuol dire: evitatelo. Chiedete a Prodi, quanti guai gli ha combinato al governo»), ora è fortemente tentato di scendere in piazza con l’ex pm. Meglio lui dell’arcinemico Veltroni. E con Parisi ci sono Barbi, Monaco e altri amici dell’ex premier. Per il resto, la compagnia di giro è la solita, un po’ invecchiata: Sabina Guzzanti, Eco, Ovadia, Lidia Ravera (se riuscirà a tornare in tempo dal buen retiro chic di Stromboli), Travaglio, Camilleri. Nanni Moretti latita, gli amici lo descrivono pessimista: «A che serve? Ormai Berlusconi ha stravinto». Beppe Grillo si collegherà via etere.
Quanto basta, comunque, per far soffrire assai il Pd. Il dalemiano Latorre se la ride: «Manifestare a luglio? Fa caldo, si suda. E poi non siamo mica nel ’68», ma il capogruppo Soro si sfoga furibondo: «È tutta colpa di quei giornali di sinistra, come Repubblica, che insistono a rappresentare la realtà come se da una parte ci fosse davvero il Caimano e dall’altra solo i girotondi. Con noi in mezzo a fare i coglioni. Ma urlare un po’ in piazza è molto più facile che fare un’opposizione seria in Parlamento». Per il dalemiano Gianni Cuperlo, «Walter fa benissimo a tener duro e a non inseguire Di Pietro sulla linea dell’antiberlusconismo becero. Ma capisco la sua preoccupazione, quella piazza sarà un problema per noi». E fa i conti: «A riempirla per bene bastano 15mila persone, e nel pieno della discussione sul decreto sicurezza non ci vorrà molto a portarle. Ma naturalmente loro se le venderanno come centinaia di migliaia, e le tv amplificheranno. E nella piattaforma della manifestazione c’è scritto chiaro che loro scendono in piazza perché “il Pd non ottempera al mandato degli elettori”: sarà contro di noi». Lo staff veltroniano cerca di correre ai ripari, studia «iniziative pubbliche» da contrapporre in qualche modo al girotondo, per far vedere «al nostro popolo» che anche il Pd fa sul serio, contro Berlusconi. Ma i suoi giurano che il segretario non cederà in extremis alle sirene dei promotori, che continuano a chiedergli di non disertare la lotta.