Un giubbotto di pelle per dimenticare le coltellate

(...) «Non hanno detto neanche una parola - ha raccontato Andrea al Tg5 subito dopo la sentenza - otto anni e otto mesi di reclusione, più di quello che aveva chiesto il pubblico ministero - e all'improvviso hanno estratto il coltello e hanno cominciato a colpirmi. C'era un solo coltello e ogni tanto se lo passavano. Prima lo aveva lui, poi lo aveva lei. Sono caduto a terra per le ferite e ho pensato che sarei crepato». La band che suonava il genere «gothic metal» si chiamava «Soul Cry» e si era costituita da poco. Avevano creato un sito internet, messo annunci per cercare nuovi elementi. E provavano in uno scantinato di Sestri Ponente, a Genova. L'agguato avvenne in un vicolo, una sera del dicembre del 2008, dopo che i tre avevano trascorso parte del pomeriggio assieme. Cristina, è questo il nome della cantante, aveva con sé un coltello da cucina e all'inizio si è difesa sostenendo di aver perso la testa a causa di un contatto fisico fortuito fra lei e il chitarrista. Il suo avvocato difensore, Roberto Frank, ha sostenuto la tesi della seminfermità mentale dovuta a uno choc riportato in seguito a un tentativo di violenza sessuale subito ad opera di Luca Delfino. La ridotta capacità di intendere e volere era sostenuta nella perizia psichiatrica del dottor Gianluigi Rocco secondo il quale la ragazza sarebbe stata affetta da un disturbo narcisistico della personalità. Nel rito abbreviato che le ha fruttato la riduzione di un terzo della pena, però, il giudice Massimo Cusatti, non le ha creduto, condannandola per tentato omicidio aggravato dai futili motivi.
Secondo la ricostruzione, infatti, sembra che tutto sia nato dopo un diverbio sorto durante le prove di una canzone, durante la quale Andrea non riusciva a tenere correttamente il ritmo. «Sì - ha spiegato al Tg5 la vittima - avevamo parlato di questo, ma erano solo consigli tecnici. Io non ero bravo a suonare, suonavo da poco e non ero esperto. Ma d'altra parte neanche loro lo erano...».
Intanto, in questi ultimi due anni, lottando contro i danni provocati dalle quasi cinquanta coltellate, Andrea ha smesso di chiedersi cosa abbia scatenato quell'aggressione brutale. Ha ancora il braccio al collo, immobilizzato, e si dice contento di essere ancora vivo: «Voglio solo riprendere la mia vita - ha concluso davanti alla telecamera - non mi interessa altro. Non chiederò a Cristina perché lei e suo fratello lo hanno fatto. Tanto saperlo non mi farà magicamente guarire il braccio, forse è meglio non saperlo affatto».