Giudice: affido condiviso anche per i cani

La sentenza del tribunale di Cremona: applicate ai quattrozampe tutte le garanzie previste per i minori. Divisi a metà alimenti e spese veterinarie. La motivazione? "Sono come i figli"

Forse in mente le sarà venuta una delle scene memorabili della Guerra dei Roses. Nella pellicola che racconta il delirio di una separazione familiare, le vendette e i rancori che esplodono dopo la fine di un rapporto d'amore, lui investe per errore il gatto della moglie. Lei, furibonda, fa finta di aver cucinato a puntino il suo cane e averglielo servito come paté sul pane abbrustolito. Premurandosi di avvisarlo solo dopo la digestione del succulento piatto. Sarà per questo che il presidente del tribunale di Cremona, Grazia Lapalorcia, ha chiesto sbalordita ai coniugi: «Non litigherete per i cani, vero?».

Invece il litigio c’è stato eccome: marito e moglie, in regime di separazione, si contendevano Chira e Luna. Che non sono le loro due figlie, ma due cani: la prima un boxer di dieci anni, la seconda un meticcio di un anno e mezzo. Che figlie è come se lo fossero, tanto che il marito avrebbe voluto tenere con sé una delle due, la moglie entrambe («I cani sono i miei figli, non voglio separarli», ha tuonato lei). Alla fine l’accordo è stato raggiunto. E anche il giudice - ecco la vera sorpresa - ha equiparato le due quattrozampe a dei bambini in carne e ossa. Nella sentenza di separazione è stato infatti stabilito che «tutte le garanzie che sono previste per l’affido condiviso dei figli minori siano specularmente applicate per i cani».

Così i due ex coniugi dovranno dividere a metà alimenti e spese veterinarie per Chira e Luna e il padrone per poterle vedere dovrà prima avvisare l’ex moglie, proprio come succede con i bimbi dei coniugi separati. Intanto, in barba alle diatribe tra i padroni, le due cagnoline se la spassano in casa degli zii della «mamma», dove c’è spazio e verde a sufficienza per entrambe.

L’epilogo di questa storia, che rischia di innorridire molti per il paragone cani-figli al limite della blasfemia, potrebbe non stupire il folto popolo dei padroni di animali, specie quelli che di figli non ne hanno, e che per i loro quattrozampe vivono e si disperano. Si corre a casa dopo il lavoro perché lui o lei sono lì che aspettano; la domenica mattina, quella che tutti i comuni mortali vorrebbero trascorrere a rotolarsi fra le lenzuola, non è interrotta da un pianto ma da una zampa che avverte: è l’ora di andare a passeggio. Per non parlare di vaccini e visite veterinarie: uno stillicidio di scadenze e ansie che annegano però di fronte al più immotivato quanto affettuoso scodinzolio o miagolio. Le vacanze, poi: tutto su misura di quattrozampe, compresa l’ira che si scatena nei confronti di chi dice che «no», il cane o il gatto di famiglia in quell’albergo non possono starci. Gli altri clienti potrebbero infastidirsi.

Un amore sviscerato, insomma, l’altra faccia di una medaglia che alla vigilia dell’estate è l’emergenza abbandoni. Perché che gli animali non sono figli potrebbero dimostrarlo i numeri sconcertanti di ogni estate.