Giudice anticrocifisso, Bertinotti contro la sentenza

Il segretario Prc: «La condanna esprime inquietante intolleranza»

da Roma

Talvolta commentare le sentenze, a sinistra, viene attaccato come un’illegittima interferenza nel potere giudiziario. Ma sembra non essere così per sentenze in materia religiosa, nel caso specifico quella che ha condannato il magistrato Luigi Tosti, gip di Camerino, a sette mesi di reclusione e all’interdizione dei pubblici uffici per un anno per essersi rifiutato di presiedere udienze finché non fosse rimosso il crocifisso dall’aula. È una sentenza che esprime «intolleranza», si indigna il segretario di Rifondazione Fausto Bertinotti. E con lui si scaglia contro i giudici l’altro «eretico» della politica italiana, Marco Pannella, che è volato addirittura all’Aquila venerdì per presenziare alla sentenza «simoniaca»: «Desta inquietudine la condanna emessa ieri a L'Aquila di sette mesi verso il giudice Luigi Tosti - commenta il segretario del Prc -. Una condanna che esprime intolleranza e sembra volere risolvere sul terreno della magistratura un serio problema politico e culturale». Il tema è di interesse sociale, sostiene dunque il leader comunista.
Il magistrato è stato condannato per omissione di atti d’ufficio. «Il caso - aggiunge Bertinotti - può invece diventare l'apertura di una strada al riconoscimento del pluralismo e della concezione del luogo pubblico come spazio di convivenza tra diversi». Il leader di Rifondazione non solo difende il gip condannato, ma rilancia: «La proposta del magistrato di poter giustapporre alla presenza del crocifisso anche la menorah, simbolo della religione ebraica, è una proposta interessante che andrebbe raccolta e attuata, anche per dimostrare la praticabilità di queste nuove esperienze. Di una ricca laicità capace di dare risposte innovative a nuovi problemi».
Il magistrato, il giorno dopo la sentenza, non si dà per vinto. Forte di questi appoggi politici, ribadisce la presentazione del ricorso e annuncia: «È solo l’inizio dell’incendio».
Arrivano dal leader dei radicali Marco Pannella le parole più scandalizzate: «La simonia, ed è bene che nelle scuole si insegni di che si tratta, governa questo Paese e dà in mano il governo sulla religiosità a dei credenti solo nell'oro e nel potere, per esempio, questa Cei», ha aggiunto, gettando nuova brace al fuoco di polemiche di questi giorni contro la conferenza episcopale italiana. «Un giudice - ha concluso Pannella - è stato condannato perché ha cercato di difendere il diritto di Gesù, dopo essere stato crocefisso, di non essere in più inchiodato crocifisso nelle aule delle giustizie umane. È la dimostrazione che la simonia governa questo Paese».
Luigi Tosti si rifiuta di tenere udienza dal 9 maggio, contestando l’affissione del crocefisso «in quanto simbolo religioso e monoconfessionale». Nonostante la condanna è più fermo che mai nella sua decisione: «È stata ieri scritta, in un'aula-ghetto allestita “senza crocifisso” e destinata appositamente a uno “sporco” imputato non cattolico - afferma - una delle pagine più epiche della giustizia italiana». Il magistrato ringrazia Pannella per il suo sostegno e annuncia: «Spero che la mia sentenza di condanna, contro la quale ricorrerò, sia l'inizio di un incendio che risvegli le coscienze dei sudditi italiani che non intendono più tollerare l'emarginazione e la discriminazione che parte dei cattolici attua ai danni», di quanti «si identificano in religioni diverse dalla loro».