Il giudice blocca i calendari, il Genoa spera

Il 16 agosto si torna in aula. Calcio nel caos, ma il campionato non slitterà

Alessandro Ursic

Doveva essere il giorno della chiarezza, invece è stato quello del ritorno al Far west. Poche ore prima che il Consiglio di Stato respingesse tutti i 15 ricorsi in ballo, tranne quelli di Gela e Torres (riammesse in C1), il tribunale di Genova è intervenuto a piè pari nella vicenda del Genoa, ordinando alla Figc di sospendere ogni decisione sulla composizione dei gironi e sulla formazione dei calendari. Per la società di Enrico Preziosi, retrocessa dalla giustizia sportiva in serie C1 con 3 punti di penalizzazione, si riaccende una tenue speranza di giocare in serie A. Ma intanto il calcio italiano è sempre più nel caos.
La minaccia dei legali rossoblù subito dopo la sentenza di condanna della Caf, cioè di portare tutto davanti alla giustizia ordinaria, ha dato i suoi frutti. Nella sua ordinanza, il giudice genovese Alvaro Vigotti ha sottolineato tre punti. Innanzitutto ha definito illegittime le intercettazioni telefoniche tra i dirigenti del Genoa e del Venezia perché ottenute nel corso di un altro procedimento penale, circostanza vietata dall’articolo 270 del codice di procedura penale. Ha poi prospettato «un grave pregiudizio d’immagine ed economico» qualora il Genoa non trovasse posto in serie A, e ha riconosciuto la giurisdizione del giudice ordinario sulla vicenda. Conseguenza inevitabile: l’ordine alla Figc di fermare tutto. Se ne riparlerà martedì 16 agosto alle 10.30, quando è stata fissata l’udienza del contraddittorio tra le parti.
Si profila, insomma, un contenzioso che potrebbe andare più per le lunghe di quello del Catania di due anni fa. Il giudice civile potrebbe stabilire che il Genoa vada iscritto nel campionato di serie A, e a quel punto bisognerà vedere se Lega e Figc si opporranno o chineranno la testa. Ma i tempi sono cortissimi. La federazione comunque per ora sembra disposta a rinviare i calendari, che potrebbero slittare al 18, cioè subito dopo l’udienza in tribunale, ma il campionato in ogni caso partirà regolarmente il 28 agosto. Carraro farà comunque sapere oggi la posizione ufficiale della Figc. A parte i casi di Gela e Torres, che potranno giocare in C1 dopo essere state inizialmente escluse, il Consiglio di Stato ha confermato tutti i verdetti emessi in primo grado dal Tar del Lazio. E quindi: Messina in A (respinti i ricorsi a suo carico della Figc, del Bologna e del Napoli), Torino Perugia e Salernitana escluse dai rispettivi campionati, e C1 per il Napoli, che ha visto rigettati anche i suoi ricorsi contro Vicenza e Pescara in merito ai contributi Inail. Il Messina, ha stabilito il Consiglio, non ha debiti fiscali. Torino (la fantomatica fideiussione non è mai arrivata), Perugia e Salernitana sono arrivate al capolinea: troppe le pendenze non pagate, l’unica strada è quella della costituzione di nuove società che possano aderire al lodo Petrucci e ripartire così dal campionato di serie inferiore: la B per il Toro, la C1 per gli umbri e i campani.
Ma anche su questo fronte la partita potrebbe non finire qui. Il Bologna di Gazzoni, che sperava nell’esclusione del Messina per riacciuffare la serie A, ha ancora in ballo la denuncia al Coni contro la Reggina, il cui piano di rateizzazione del debito fiscale è stato respinto dall’Agenzia delle entrate. I legali rossoblù hanno già pronto anche un ricorso alla Corte dei conti. E continua a sperare anche il Napoli, in prima posizione nella lista dei club eventualmente ancora da ripescare: dopo il precedente della B a 24 squadre per accontentare il Catania, qualcuno già ipotizza un allargamento della serie A in caso di riammissione forzata del Genoa.