Giudice contro Prefetto, Comune e Viminale "Date le case ai rom, negate per motivi etnici"

Il tribunale civile di Milano ha dato ragione a dieci nomadi
milanesi che avevano presentato un ricorso contro il ministro Maroni, il sindaco Moratti e il prefetto Lombardi. Disposta l'assegnazione di dieci case popolari ai rom "entro e non oltre il termine del 12 gennaio 2011"

Milano - La decisione del tribunale di Milano farà discutere, alimentando la polemica politica, e non solo. Il ministero dell’Interno, la prefettura e il sindaco del capoluogo lombardo non hanno voluto assegnare le case popolari ai rom, come prevedeva invece un accordo già stipulato, "in dipendenza dell’origine etnica" dei nomadi che avrebbero dovuto entrare negli alloggi. È questa una delle motivazioni per cui il tribunale civile di Milano ha dato ragione a dieci nomadi milanesi che avevano presentato un ricorso contro Roberto Maroni, Letizia Moratti e il prefetto Gian Valerio Lombardi.

L'ordinanza Secondo il giudice, Roberto Bichi, come si legge nell’ordinanza, trova riscontro la tesi dei nomadi "circa la motivazione del comportamento omissivo" dell’amministrazione comunale, che non ha assegnato i 25 alloggi, "correlato alla mera constatazione dell’appartenenza all’etnia rom dei beneficiari" degli alloggi. Il giudice inoltre fa riferimento alla "obiettiva constatazione che il diniego all’attuazione delle convenzioni riguarda esclusivamente tutti i soggetti accomunati dall’appartenenza alla medesima etnia". Perciò per il magistrato l’ordinanza emanata serve anche a "impedire che possano trovare spazio nel circuito sociale condotte (...) che, anche indirettamente, determinino una situazione di svantaggio o impediscano il raggiungimento di un legittimo vantaggio a persone, in dipendenza dell’origine etnica".

Le case ai nomadi Col suo provvedimento il giudice ha disposto che i dieci appartamenti che erano stati in un primo momento assegnati ai dieci nomadi che hanno fatto ricorso "siano posti a disposizione" dei rom "non oltre il termine del 12 gennaio 2011". Fino a quella data, inoltre, i nomadi non potranno essere sgomberati dal campo.

Boni (Lega): beffa per i lombardi "Una sentenza che suona come una beffa per tutti i cittadini milanesi e lombardi in attesa da molti anni di una casa popolare". Il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni (Lega), commenta così la decisione del tribunale civile. "È grave - afferma Boni in una nota - che, come spesso è accaduto in passato, le decisioni assunte dalle istituzioni vengano sovvertite da altri organi che, in questo modo, non tengono conto delle delicate procedure che devono portare in tempi brevi allo sgombero definitivo del campo nomadi di Via Triboniano".

Don Colmegna: serve a svelenire il clima "È una conferma, anche dal punto di vista della magistratura, del percorso che avevamo avviato. Questa decisione, credo che serva per svelenire il clima e riuscire a portare avanti quel progetto che si è bloccato per una contrapposizione che si è rivelata evidentemente ideologica più che di fatto, visto che i contratti erano già firmati". Ad affermarlo è don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità. "Auspico - aggiunge don Colmegna - che non si faccia più polemica, che ci si rimbocchi le maniche e si superi in fretta il campo attraverso i percorsi che erano stati individuati".