Un giudice inglese: adottiamo la legge islamica

«La sharia applicabile nelle dispute tra musulmani»

da Londra

La sharia può essere utilizzata in Gran Bretagna per risolvere dispute tra cittadini musulmani. Ad avanzare l’ipotesi è Lord Phillips, il capo della Giustizia britannica. In un incontro con i rappresentanti della comunità musulmana del Paese, ha dichiarato che «i princìpi della legge islamica, o di altri codici religiosi, possono essere alla base di mediazioni o forme alternative di risoluzione delle dispute». Premesso che «non ci sarà mai un tribunale islamico», il Chief Justice appoggia il ricorso ad un arbitrato religioso per questioni finanziarie o coniugali. La sharia non riconosce parità di diritti tra uomo e donna, ammette il ripudio della moglie e la poligamia.
Già l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, era stato duramente criticato per la proposta di inserire aspetti della legge dell’islam nella legislazione britannica al fine di favorire l’integrazione degli 1,7 musulmani presenti nel Regno.
Questi - a quanto dichiarato ieri al The Independent da Shahid Malik, primo musulmano nominato sottosegretario - si sentono come gli «ebrei d’Europa». Dopo gli attentati del 7 luglio 2005 al metro di Londra, eseguiti da britannici musulmani di origine pakistana, il modello inglese di società multiculturale è entrato in forte crisi.