Per il giudice la Madonna non è degna di bestemmia

Rino Cammilleri
Il procuratore capo di Bologna, Enrico Di Nicola, dopo lunga e meditata ponderazione, ha chiesto di archiviare la denuncia per vilipendo alla religione presentata da Fabio Garagnani, deputato bolognese di Forza Italia, contro gli organizzatori della performance «La Madonna piange sperma» (provvista del patrocinio del ministero delle Politiche giovanili, della Regione e del Comune). Secondo il magistrato, per il codice la bestemmia è tale solo se indirizzata a divinità. Ora, poiché la Madonna per i teologi non lo è, il fatto non sussiste.
Lo «spettacolo», indetto per il 29 giugno scorso dall'associazione gay «Carni scelte» (nulla a che vedere con la macelleria, nemmeno bassa), è stato cancellato dopo che il cardinale Caffarra si era visto costretto a indire una sacra cerimonia riparatrice e lo stesso sindaco Cofferati aveva parlato di «inaccettabile volgarità che offende credenti e non credenti». Tuttavia, per il magistrato di cui sopra non può essere definita bestemmia alla luce delle norme vigenti. In effetti, al di là della sostanza del fatto, c'è da riflettere. Sì, perché il magistrato in questione non ha torto. In Italia si entra in magistratura dopo essersi muniti di laurea in giurisprudenza o (dice la legge) equipollenti: scienze politiche ed economia e commercio. Indi, si partecipa a pubblico concorso in cui, tra scritti e orali, si deve dimostrare bastante conoscenza dei codici. Ed è qui il punto: per diventare magistrati non serve tanto saper giudicare e avere capacità di giudizio, quanto sapere il più possibile a memoria i codici.
Impresa non facile, certo, ma basta a indurre il sospetto che il «secchione» scolastico abbia qualche chance in più rispetto agli altri concorrenti. È vero, il pubblico concorso presenta lo stesso tipo di problema, questo, per tutti i rami dell'amministrazione. Ma, nel caso della magistratura, qualcuno dovrà prima o poi chiedersi se l'attuale tipo di reclutamento faccia del giudice uno che «dà giustizia» (jus dat) o uno che, più semplicemente, «dice le norme» (jus dicit). Nel caso della Madonna diffamata, il procuratore capo di Bologna si è, infatti, limitato a richiamare la sentenza della Corte costituzionale 18 ottobre 1995, che dichiara illegittimo il primo comma dell'art. 724 del Codice penale. Fine della causa.
Però il senso di «giustizia» che ogni uomo ha innato porta a chiedersi che cosa sarebbe successo se «Carni scelte» avesse fatto piangere sperma a Maometto, il quale non è una divinità neppure per i musulmani. Parecchi tra questi ultimi se ne sarebbero tranquillamente sbattuti delle sentenze della Corte costituzionale e il procuratore capo di Bologna, nonché tutto lo staff di «Carni scelte», sarebbero finiti sotto scorta per il resto della vita. A spese del contribuente, ovvio. Il procuratore capo di Bologna dichiara di essersi documentato a lungo, «studiando anche nei weekend». Ma, stranamente, non si è imbattuto nella definizione teologica della Madonna come «madre di Dio». Né è stato sfiorato dal sospetto che, se a Lourdes e a Fatima ci va un miliardo di persone all'anno (molti in barella), e se il compianto Giovanni Paolo II aveva una grossa «emme» sullo stemma, se l'Avemaria è col Padrenostro la preghiera principale per i cattolici, forse vuol dire che la Madonna ha una certa importanza. Un'importanza speciale.
Rino Cammilleri