Il giudice mette il silenziatore a Rossi e F1

Ieri il tribunale ha dato ragione a un gruppo di cittadini

Marco Pirola

da Monza

Ci voleva un giudice per fermare Valentino. Il dottore di Tavullia rischia di rimanere appiedato. Il magistrato vuole infatti mettere il silenziatore alla sua Subaru ufficiale con cui questa domenica tenterà di vincere il rally di Monza. Almeno in questa occasione il rischio che il fenomeno campione del mondo rimanga ai box è più che mai concreto dal momento che c'è di mezzo una sentenza uscita dal «motore» della Giustizia.
L'arrivo del sette volte vincitore del motomondiale è previsto infatti in Brianza tra due giorni in occasione del rally. Mentre a Monza e dintorni fervono i preparativi per accogliere al meglio Valentino, dall'aula del Tribunale di Milano «romba» una sentenza che è destinata a far più rumore del dispositivo contenuto. L'autodromo di Monza è fonte di inquinamento acustico e quindi l'attività motoristica va limitata con strumenti idonei. Lo chiedevano da tempo alcuni abitanti di Biassono le cui villette confinano con il circuito monzese. E questo ha stabilito ieri un giudice milanese. Se le vetture in gara supereranno i decibel previsti dalla legge, corridori ed autodromo finiranno fuori pista. Compreso Valentino, prima potenziale vittima (lui e gli altri concorrenti) visto che il Rally di Monza è alle porte.
Da anni Rossi è un affezionato driver dell'appuntamento monzese. Quest’anno correrà con una Subaru Impreza Wrc con pneumatici Pirelli ed è anche uno dei candidati alla vittoria finale. Valentino ha partecipato alla gara monzese per la prima volta nel 1997, fresco di patente che aveva da sei mesi. Esordio finito quasi subito con un’uscita nella sabbia. L'anno successivo in coppia con lo specialista Franco Cunico chiuse quinto rischiando di capottare la sua Ford Escort. Nel 2000 riuscì addirittura ad addormentarsi prima di arrivare in autodromo e a classificarsi come non partente. Lo utilizzarono in gara come apripista.
Questa volta, però, non aveva calcolato di incontrare sulla sua strada gli ambientalisti prima e un giudice poi. Le auto in gara nella tre giorni del rally hanno le marmitte, ma i limiti imposti dalla sentenza civile sono molto rigidi con il rischio che qualche concorrente sia fermato. «La sentenza non ci è stata ancora notificata - commenta Giorgio Beghella Bartoli, uno dei massimi dirigenti della Sias, la società che ha in gestione la pista monzese -. Aspettiamo di leggere con attenzione per poter prendere le contromisure. In ogni caso le auto impegnate nel rally hanno le marmitte che limitano il rumore. Non è la prima volta che dobbiamo affrontare problemi legati al rumore e abbiamo sempre ottemperato alle disposizioni del giudice senza problemi». Meglio così, visto che l’altro appuntamento che rischia grosso è il Gp di F1. Ma da qui a settembre, per tutti, c’è tempo per riflettere.