Il giudice: "Nel centro islamico di viale Jenner nessun controllo sugli ospiti"

Le motivazioni della sentenza con cui il gip ha condannato due clandestini a 3 anni e 8 mesi di reclusione per un violento tentativo di rapina. Uno degli imputati ha ammesso: «Da 20 giorni dormivo nell'istituto, nessuno mi ha chiesto niente»

L'Istituto culturale islamico di viale Jenner «pur volendosi presentare come interlocutore credibile delle istituzioni sul piano religioso e culturale evidentemente, è bene sottolinearlo, non sembra operare alcun controllo su chi alloggia al suo interno e quindi sul rispetto delle leggi in materia di soggiorno in vigore nel Paese che lo ospita». A scriverlo, nero su bianco, è un giudice. Un altro tassello nel quadro tutt'altro che lusinghiero del centro culturale oggetto da tempo di polemiche politiche e allarmati richiami alla sicurezza. Le parole sono del gip Guido Salvini, contenute nelle motivazioni della sentenza con cui ha condannato due extracomunitari irregolari a 3 anni e 8 mesi di reclusione, oltre a mille euro di multa, per un violento tentativo di rapina. Rafik Samir, algerino di 34 anni, e Abdul Saal, marocchino di 27, rispondono dell'aggressione a un italiano di 49 anni, che nell'androne di uno stabile in via Andrea Doria il 7 ottobre scorso hanno colpito alla testa con una bottiglia di vetro, per strappargli la valigetta ventiquattrore e il portafogli, non riuscendoci solo grazie al tempestivo intervento di due carabinieri, uno dei quali ha riportato una frattura alla mano destra giudicata guaribile in un mese. I due sono stati arrestati in flagranza di reato dai militari del Radiomobile, intervenuti quella sera alla vista di un giovane dall'atteggiamento sospetto perché all'arrivo della pattuglia in via Doria, si era allontanato rapidamente. Avvicinatosi all'androne del palazzo, i carabinieri hanno notato che era in corso una rapina e sono intervenuti subito. Ne è nata una colluttazione, in cui prima di riuscire a mettere le manette ai due malviventi, il maresciallo ha riportato la frattura, mentre l'appuntato è stato violentemente spintonato. La vittima ha poi riferito di essere stata violentemente spinta all'interno dell'androne e di aver avuto la percezione che con loro ci fosse un complice rimasto con funzioni di palo all'esterno. Nel corso del giudizio abbreviato, Saal ha dichiarato che da venti giorni dormiva presso il centro islamico di viale Jenner: «Ero clandestino e al centro non c'era nessun controllo», ha detto. Ritenendo entrambi gli imputati responsabili di tentata rapina aggravata, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni volontarie con l' aggravante di trovarsi illegalmente sul territorio nazionale, il gup ora nelle motivazioni sottolinea che sono «privi di qualsiasi attività lavorativa lecita e di un domicilio regolare tanto che Saal Abdul, come egli stesso ha dichiarato, dormiva da circa 20 giorni all'interno dell' Istituto Culturale Islamico di viale Jenner, centro che, pur volendosi presentare come interlocutore credibile delle istituzioni sul piano religioso e culturale evidentemente, è bene sottolinearlo, non sembra operare alcun controllo su chi alloggia al suo interno e quindi sul rispetto delle leggi in materia di soggiorno in vigore nel Paese che lo ospita». Se il pm aveva chiesto nei confronti dei due extracomunitari una condanna a un anno e 8 mesi di reclusione e 400 euro di multa, Salvini ha inflitto una pena più alta perché «l'episodio si configura come di notevole gravità in quanto è avvenuto di notte, in danno di una persona presa alle spalle mentre stava rientrando a casa e si è concretizzato non in una semplice minaccia finalizzata ad ottenere del denaro ma in una immediata e diretta aggressione alla vittima anche colpita al capo con una bottiglia».