Il giudice nomina un "custode" per fare le pulci agli affari in Rai

Guai per Lady Bocchino. Pignoramenti a vuoto e denunce: il faccendiere Bassini rivuole 800mila euro prestati ai due coniugi

Il giudice dell’affaire Bassini-Bocchino (Buontempo) ha autorizzato il custode delle quote della società cinematografica della moglie di Italo a far le pulci ai bilanci della società per tutelare i diritti di un noto creditore che rivuole indietro un bel po’ di quattrini. Se da parte di Italo e signora ci sarà ostruzionismo per la presa visione di questi bilanci, è presto per dirlo. Ma una cosa è certa: può dirsi in dirittura d’arrivo l’incredibile diatriba legale tra il faccendiere famoso alle cronache di Telekom Serbia, Loris Bassini, e la moglie dell’ex membro delle stessa Telekom Serbia, Italo Bocchino, socia della casa di produzione cinematografica «Goodtime» che da tempo naviga in acque agitate come dimostrano i bilanci, le cause in corso e i problemi sorti (e poi risolti) per il via libera della Rai alla fiction su Anita Garibaldi. A dirla in soldoni, l’uno (Bassini) rivuole indietro dai Bocchino gli 800mila euro prestati all’onorevole e alla consorte. L’altro (Bocchino) sostiene che al faccendiere di Forlì non spetta neanche un centesimo perché i soldi al centro del contenzioso non sarebbero usciti dalla tasche di Bassini bensì da quelle di Silvana Spina, un’amica sua (e della signora Bocchino). Sullo sfondo l’annosa questione dell’ordine di pagamento emesso dal giudice di Forlì, mai ottemperato dalla famiglia Bocchino per l’ostinazione a non aprire la porta all’ufficiale giudiziario. Versione, questa, decisamente smentita dal colonnello finiano che anzi rivendica un’ultima decisione del giudice «di sospensiva» a lui favorevole. Il contenzioso parte da lontano. Dal 2001, allorché Bassini, a suo dire, eroga un prestito di un miliardo e 850mila lire per risanare la situazione debitoria della società «Goodtime Enterprise Di Gabriella Buontempo s.a.s», che dunque rimane esposta solo nei suoi confronti. A novembre 2004 Bassini inoltra la prima richiesta di restituzione. Otto mesi dopo la «Goodtime Sas» delle Buontempo viene messa in liquidazione e vende il ramo d’azienda alla «Goodtime srl» (stesso oggetto sociale e stessi soci) alienando così tutto l’attivo sociale, senza però cedere i debiti. Arriviamo all’8 maggio 2009 quando viene notificato alla «Goodtime Enterprise Di Gabriella Buontempo s.a.s» (in liquidazione) il decreto ingiuntivo ad istanza di Bassini. Lo stesso giorno la signora Buontempo richiede la cancellazione della sua «Sas» dal Registro delle Imprese, materialmente eseguita il 9.6.2009 (il che comporta che, dalla data di cancellazione, la fallibilità della società è limitata ad 1 anno). E qui le cose si complicano: dalla data di notifica del decreto ingiuntivo (8 maggio 2009) fino alla data di sospensione della provvisoria esecutorietà del decreto (17 dicembre) sono stati eseguiti due pignoramenti alla «Goodtime Sas», uno presso la residenza della signora Buontempo, un altro presso la casa di cui risulta usufruttuaria: tutti con esito negativo. Nessuno ha mai aperto all’ufficiale giudiziario. In porto è andato invece il pignoramento delle quote della «Goodtime srl» di proprietà di Lady Bocchino, pignoramento poi sospeso, sul quale il giudice di Roma ha nominato un custode delle quote.