Un giudice respinge la riforma sanitaria «È incostituzionale»

La legge di riforma della sanità varata dal presidente americano Barack Obama è incostituzionale. Così ha deciso Henry Hudson, giudice federale della Virginia, che fu nominato dal predecessore di Obama, George W. Bush, il primo a esprimersi contro la legge. «Nè la Corte Suprema - si legge nella sua sentenza di 42 pagine - nè qualsiasi corte d’appello del circuito federale ha mai esteso la Commerce Clause (quella che indica i poteri del governo federale di regolare il commercio interno o con stati esteri, ndr) fino ad obbligare un individuo a entrare in modo non volontario nel flusso del commercio acquistando un bene nel mercato privato». Il procuratore della Virginia Ken Cuccinelli infatti aveva intentato causa, contestando l’emendamento secondo cui i cittadini devono acquistare un’assicurazione sanitaria o pagare una penale a partire dal 2014. Il governo, secondo Cuccinelli, non avrebbe autorità di imporre una richiesta di questo genere.
Altre cause sono ancora in corso e in attesa di giudizio, una delle quali presentata a un tribunale della Florida e che coinvolge 20 stati (la Virginia non è tra questi). Il dipartimento della Giustizia e chi si oppone alla riforma della sanità sono concordi nel dire che l’ultima parola spetta alla Corte Suprema americana. La portavoce del Dipartimento di Giustizia, Tracy Schmaler, ha espresso disappunto per il pronunciamento di Hudson.
Il dipartimento alla Giustizia, ha sottolineato la portavoce in un comunicato, continua a credere, assieme ad altri giudici della Virginia e del Michigan, che la legge sia costituzionale: «Ci sono precedenti legali chiari e ben stabiliti che il Congresso, nell’approvare la legge, abbia agito nell’ambito della sua autorità costituzionalmente garantita», ha sottolineato Schmaler, «siamo fiduciosi che in definitiva prevarrà» la nostra posizione. Ma il «Washington Post», come altri organi di stampa Usa, vede nella sentenza «un significativo colpo politico alla legge, incoraggiando quelli che hanno previsto che lo stop alla riforma arriverà da sentenze legali negative, piuttosto che dal Congresso».