Il giudice riaccende i fumogeni degli ultrà

Franco Ordine

Niente mazze da baseball, ma stadi aperti ai fumogeni. Le due diverse, contraddittorie sentenze, contenute in altrettanti dispositivi della Cassazione, arricchiscono da ieri il pittoresco dibattito intorno al calcio italiano che non vive più di puro pallone. Le polemiche intestine su arbitri sudditi e rigori inesistenti, sui fuorigioco millimetrici (ricordate il compianto Dino Viola versus Boniperti e la Juventus?, ndr), sono ormai rimpiazzati da qualche tempo dalla bagarre sui diritti tv, dai referti di guerriglie urbane nei dintorni dello stadio: persino la frequentazione della tribuna del disonore dell’Olimpico è diventata una pratica pericolosa. Adesso ai veleni degli striscioni e al tumore della violenza, si aggiungono anche un paio di sentenze firmate nell’occasione dalla III sezione penale e perciò composta dallo stesso collegio (le sentenze hanno numeri progressivi, 4497 e 4498). Meglio non farsi mancare niente.
I supremi giudici di piazza Cavour hanno stabilito il divieto di accesso per chi porta mazze da baseball, anche se chiuse nel bagagliaio della propria auto. Il provvedimento ha centrato Andrea L., ritrovato durante un’azione di “prefiltraggio” come si dice in gergo poliziesco, nei pressi dello stadio di Perugia in vista di un Perugia-Ternana. Diffidato dal questore, il tifoso fece ricorso sostenendo che «si trattava di un regalo della fidanzata cubana, rimasto, per distrazione, in auto». No, non si può. Diffida confermata, quindi.
Destino diverso, invece, per un altro tifoso (della Ternana), Danilo F., ritrovato in possesso di sei fumogeni. «A patto che non ne faccia uso, non si può vietare l’accesso allo stadio per la sola detenzione di “torce illuminanti”», scoperte sempre nel corso di controlli preventivi. Mazze no, fumogeni sì. Che non si possono perciò lanciare, come avvenne per esempio nella famosa notte del derby di coppa Campioni. Nelson Dida rimase ferito da uno di questi, lo stadio interista venne chiuso per quattro turni.
In un clima di questo tipo, è sembrato un passaggio significativo, l’intervento della federcalcio che proprio ieri sera ha ricordato quali siano le modalità da seguire nel caso di presenza dentro gli stadi di striscioni e quindi della necessità di provvedere alla sospensione delle gare. Ha spiegato in pratica il calcio italiano, di concerto con Pisanu, il ministro dell’Interno: non è l’arbitro che prende la decisione ma il capo dell’ordine pubblico, il quale notifica il provvedimento al quarto uomo o all’assistente. L’arbitro applica la sanzione, fischia la fine consentendo ai giocatori di tornare negli spogliatoi senza correre rischio di sanzioni sportive. Nella nota della federcalcio si legge chiaramente che «il testo del comunicato è stato trasmesso per conoscenza agli uffici compoenti del ministero dell’Interno» come per valorizzare l’opera di collaborazione scelta da Carraro.
A tal punto è stato marcato un aspetto organizzativo: un’ora prima dell’inizio delle gare, arbitro, ufficio indagini e responsabile dell’ordine pubblico, devono incontrarsi nello spogliatoio per fare il punto.