«Il giudice rimuova la targa degli anarchici»

Albertini: «È stata rimessa illegittimamente, aspettiamo che venga disposta l’ingiunzione»

Botta e risposta. Gli anarchici rimettono al suo posto la targa in onore di Pinelli sequestrata dal Comune e Gabriele Albertini replica chiedendo al tribunale di disporne la rimozione. «Anche l’amministrazione - spiega - l’ha tollerata per anni. Ma ora chiediamo al giudice di ingiungere a chi l’ha rimessa, per noi illegittimamente, di concordarne la rimozione. E, se questo non avvenisse, ci aspettiamo che il giudice civile dichiari l’illegittimità e ordini di rimuoverla secondo un dispositivo di legge». Ieri la giunta e il voto unanime sulla decisione di ricorrere alla magistratura. «Si tratta - aggiunge Albertini - di un’occupazione abusiva del suolo pubblico da parte di un’entità che non ha titolo per farlo in quanto non rappresenta se non se stessa. Il Comune potrebbe anche procedere autonomamente ma, vista la delicatezza del caso, aspettiamo come credo sia scontato che venga disposta l’ingiunzione. Del resto anche un giudice non sospetto come Gerardo D’Ambrosio, ora candidato Ds, ha escluso ogni responsabilità di Calabresi». Un «dialogo con gli anarchici del Ponte della Ghisolfa» auspica invece Tiziana Maiolo. «Il Comune - dice - ha collocato una targa ufficiale ricordando Pinelli, ma restituendo anche l’onore a Calabresi. Ma certo anche l’altra targa è ormai entrata a far parte della storia di Milano». «Nessuno tocchi la targa del Comune» - chiede Mauro Decortes, portavoce degli anarchici -. Speriamo che la magistratura abbia la sensibilità di comprendere che la nostra targa rappresenta una verità storica. È in qualche modo speculare alla visione del Comune e quindi crediamo che abbia pieno diritto di convivere in piazza Fontana». Di «scelta che punta allo scontro su una vicenda che richiederebbe al contrario capacità di dialogo politico» parlano i diessini Emanuele Fiano e Marilena Adamo («Albertini termina il mandato così come l’aveva iniziato: capo d’una fazione e non sindaco di tutta la città»). «Non capisco - ribatte Ignazio La Russa - la mancanza di valutazione positiva degli anarchici. Il sindaco non ha fatto altro che sostituire una parola scorretta con una corretta. In questo modo Pinelli è stato inserito nella memoria collettiva. Reagendo così gli anarchici sono però ricaduti nell’apartheid. Probabilmente è quello che vogliono».