Il giudice Roia: con l’indulto migliaia di processi a vuoto

L’esponente del Csm: per anni la giustizia lavorerà invano, dopo le sentenze i criminali non sconteranno neanche un giorno

Stefano Zurlo

da Milano

L’immagine è semplice ma efficace: «Per anni la giustizia girerà a vuoto». Fabio Roia, magistrato al tribunale di Milano e componente del Csm fresco di nomina, non ha dubbi: «È facile prevedere quel che accadrà. I Pm faranno le loro indagini, i giudici emetteranno le loro sentenze, i ladri, i rapinatori, i truffatori ascolteranno rispettosamente i verdetti e poi torneranno tranquillamente a casa a fare gli affari loro».
Dottor Roia, è così pessimista?
«No. Mi limito a trarre le conseguenze di quel che è accaduto. Uno sconto garantito di tre anni per la stragrande maggioranza dei reati, purché commessi entro il 2 maggio 2006».
Dunque l’indulto non si limiterà a sfoltire la carceri com’è avvenuto in queste settimane?
«L’uscita di sedicimila o diciassettemila detenuti è solo il primo atto del provvedimento di clemenza. Seguirà la stagione dei mancati ingressi in cella. O, se preferisce un linguaggio più diretto, quella delle pene virtuali».
Addirittura?
«Faccio un esempio. Un rapinatore armato di siringa ha svuotato la cassa di una farmacia. Il fatto è avvenuto il 30 aprile scorso. Bene, ci sarà l’indagine, poi il dibattimento. A quel punto l’avvocato difensore sceglierà la strada del rito abbreviato che garantisce all’imputato lo sconto di un terzo sulla pena base. Al bonus si sommerà l’indulto. Io credo che quel tizio non farà nemmeno un giorno di cella».
Quante persone si troveranno in questa situazione?
«Non voglio azzardare numeri, ma certo parliamo di tutta la piccola e media criminalità: rapine, furti, scippi, truffe. Le bancarotte, anche da decine di milioni di euro. E poi tutti gli omicidi colposi, insomma le morti sul luogo di lavoro. E i maltrattamenti in famiglia: molte associazioni stanno già lanciando l’allarme».
Il Parlamento voleva decongestionare le carceri.
«Nell’immediato ci è riuscito. Ma qui, con lo sconto dilatato a 3 anni, mettiamo un’ipoteca sul nostro futuro. Vede l’indulto ha senso per i reati meno gravi. Oppure per i reati gravi, ma quando la pericolosità sociale è già stata attenuata, se non eliminata da anni e anni di carcere. Ma qui la valutazione della pericolosità sarà postuma».
Postuma?
«Si capirà lo spessore criminale di molti individui solo quando torneranno a riempire le pagine di cronaca nera dei giornali. Con un problema in più».
Quale?
«L’indulto non è accompagnato dall’amnistia. Questo significa che i magistrati dovranno continuare a lavorare come prima. Un errore. Sarebbe stato bene introdurre un meccanismo per fermare i processi destinati a chiudersi con sentenze virtuali. Lasciando naturalmente intatto il sistema dei risarcimenti, ma risparmiando energie e risorse che invece serviranno a poco o nulla».
Allora, ha ragione Roberto Castelli quando paragona l’indulto ad una bomba a orologeria?
«In linea teorica si potrà evitare il carcere partendo addirittura da una pena base di nove anni. Un terzo di sconto con il rito abbreviato, poi il bonus e infine, quando la pena residua è sotto il tetto dei tre anni, l’affidamento in prova. Castelli però è stato ministro della Giustizia: cosa ha fatto per ridurre il sovraffollamento dietro le sbarre?».
Le celle ora sono più vivibili. Cosa accadrà in futuro?
«Senza una politica seria fra due o tre anni saremo al punto di partenza. Dobbiamo immaginare una serie di sanzioni alternative al carcere».
Per esempio?
«Gli arresti domiciliari. I lavori di pubblica utilità. E per gli extracomunitari, non solo clandestini, le espulsioni. L’espulsione può essere preferibile per lo Stato, purché il condannato non abbia la famiglia in Italia. Non dimentichiamo che un reato su quattro è opera di stranieri».
Veramente a sinistra contestano anche i centri di permanenza temporanea per gli irregolari. Come uscire dal libro dei sogni?
«La giustizia serve il bene comune, non gli interessi di alcuni. Io spero che in Parlamento si costruisca un’intesa bipartisan per realizzare alcune riforme. È lo stesso spirito che ha animato nelle primissime riunioni il nuovo Csm, senza barriere politiche o corporative. Mi auguro che si prosegua in questa direzione».