Giudice sì a fecondazione assistita

Il tribunale di Salerno concede a una coppia fecondazione assistita e diagnosi pre-impianto: "Portatori di una grave malattia"

I paletti della legge 40 sulla fecondazione artificiale vengono sistematicamente abbattuti nei tribunali. Prima, la Consulta ne aveva dichiarato la parziale illegittimità. Ora, i giudici civili concedono di diritto di accedere alla provetta anche a chi non è sterile. Ieri è stata la volta del tribunale di Salerno. Che ha autorizzato una coppia fertile ma portatrice di una malattia genetica, ad utilizzare la selezione embrionale per far nascere un figlio sano. La decisione è stata presa dal giudice Antonio Scarpa dopo che la coppia si era rivolta a lui per avere la possibilità di accedere alle pratiche di procreazione assistita ammesse dalla legge 40 del 2004 solo alle coppie non fertili. I due potenziali genitori sono infatti portatori di una grave malattia ereditaria, l'Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1 che causa la paralisi di tutta la muscolatura scheletrica. Mettere al mondo un figlio sarebbe stato un percorso troppo doloroso. Da qui il ricorso della coppia accolto dal giudice. Con queste motivazioni. «Il diritto a procreare verrebbe leso da un'interpretazione delle norme che impedissero il ricorso alle tecniche di procreazione assistita da parte di coppie, pur non infertili o sterili, che rischiano concretamente di procreare figli affetti da gravi malattie, a causa di patologie geneticamente trasmissibili; solo la diagnosi preimpianto, e quindi l'impianto solo degli embrioni sani, consentono di scongiurare tale simile rischio».
La coppia, dunque, ha il via libera di utilizzare la diagnosi pre impianto per selezionare un embrione sano e mettere al mondo un figlio che non abbia le loro stesse malformazioni genetiche. Ma il loro caso non è isolato. Già nel luglio scorso c’è stato un precedente. Una coppia fiorentina aveva ottenuto dal tribunale di Bologna la possibilità di selezionare l’embrione sano dopo aver avuto un primo figlio colpito da distrofia di Duchenne, trasmessa dalla madre. Anche in quell’occasione, per i giudici «il divieto di diagnosi pre-impianto pare irragionevole».

«È una vittoria della donna», esclama Gianni Monni, primario dell’ospedale Microcitemico di Cagliari e presidente dei ginecologi ospedalieri italiani. «Ora tutte le coppie talassemiche e quelle portatrici di altre malattie genetiche potranno far nascere dei bambini sani ed evitare inutili e dolorosi aborti quando conoscono il destino dei feti ammalati». Ma Francesco Fiorentino, genetista e precursore della diagnosi pre-impianto, avverte. «Questi ricorsi valgono ad personam: sarebbe opportuno che la normativa si adeguasse alle linee guida della Corte costituzionale. Ora, chi vuole ottenere l’accesso alla provetta deve passare da un giudice». In Italia il 4% della popolazione è portatore di fibrosi cistica e in alcune regioni come Sardegna e Sicilia la metà delle coppie è portatrice sana di talassemia.