La Giudice sentita dalla Procura: «La mia firma sulle liste? Falsa»

Ciack, si gira. Il nuovo spot elettorale di Sara Giudice, la giovane pasionaria del centrodestra già diventata eroina del centrosinistra, è pronto. La ragazza non ha ancora deciso se presentare una sua lista civica alle prossime elezioni comunali, ma nel frattempo rilancia la sua campagna mediatica. La pietra dello scandalo è ancora questione di firme. L’ultima volta fu quella che Giuliano Ferrara al Teatro Dal Verme si rifiutò di mettere sotto la sua crociata contro la consigliera regionale Nicole Minetti, coinvolta nelle intercettazioni del caso Ruby. Affrontò che spedì la Giudice dritta dritta tra le braccia di Gianfranco Fini che, alla Fiera di Rho-Pero, proprio in quelle ore stava fondando il suo nuovo partito affondato ancor prima di salpare. Ora, invece, la Giudice sostiene che la sua firma per la presentazione della lista di Roberto Formigoni alle scorse elezioni regionali sarebbe stata contraffatta. L’accusa dopo essere stata sentita ieri mattina dal pm Alfredo Robledo come persona informata sui fatti. «La mia firma - spiega la Giudice - è assolutamente contraffatta. Falsa. Mai avrei firmato un listino bloccato con il nome di Nicole Minetti. Mi sento offesa e usata» E promette querela «contro chi ha utilizzato il mio nome e cognome in modo palesemente artefatto». Non basta. «Questa - conclude - è la conferma che l’elezione di Nicole Minetti e di tutto il listino bloccato di Formigoni, sicuramente per quanto attiene alla mia firma, è assolutamente illegittimo». Immediata la replica del partito. «Siamo consapevoli - le parole del senatore Mario Mantovani, coordinatore regionale del Pdl - che c’è in corso un’indagine della magistratura. Aspettiamo il loro esito fiduciosi nel lavoro dei giudici». Esultano, invece, i Radicali che nelle dichiarazioni della Giudice vedono una conferma delle loro denunce. «Lei - osserva Marco Cappato della Lista Bonino-Pannella - conferma le centinaia di ragioni per cui chiediamo le dimissioni di Formigoni». Ma non quelle della consigliera regionale diventata il bersaglio preferito dell Giudice. «Fa ridere chiedere le dimissioni della Minetti - spiega Cappato - Sono i responsabili politici che devono pagare». E proprio per questo i radicali hanno organizzato per martedì prossimo un presidio davanti al consiglio regionale. «Non c’è nessun problema - taglia corto Mantovani - Le quattro denunce avanzate dai radicali sono finora tutte state respinte con sentenze a noi favorevoli». Oggi a Presadiretta, la trasmissione di Riccardo Iacona alle 21.30 su Rai3, la posizione di Formigoni. «Io credo - spiega il governatore - che il listino debba essere eliminato. Sono un sostenitore accanito del voto di preferenza e del premio di maggioranza. Ritengo che la classe dirigente debba essere selezionata dalla gente».