Il giudice sereno: ho solo dato gli atti ai legali

da Milano

Un palazzo di giustizia semideserto. Assenti i capi degli uffici, assenti buona parte dei giudici. Ma ieri mattina Clementina Forleo era nella sua stanza. Ed è sul suo tavolo che si è materializzato il primo atto d’accusa voluto dal ministro Mastella nei confronti del magistrato milanese. Non è ancora l’ispezione vera e propria. Ma la scelta del Guardasigilli di chiedere conto alla Forleo della «fuga di notizie» avvenuta nei giorni scorsi sulle intercettazioni dei politici del caso Unipol-Consorte ha fatto capire una volta di più alla dottoressa che il clima nei suoi confronti si è fatto pesante. Ma, come spesso accade quando si ritrova sotto tiro, pare che Clementina Forleo ci abbia anche stavolta sorriso sopra. Anche perché del modo in cui i giornali sono venuti in possesso della sua ordinanza della settimana scorsa, la dottoressa spiega di non sapere assolutamente nulla.
Nella sua stanza al settimo piano c’è un grande mazzo di rose arancioni, inviate da un ammiratore di cui la Forleo rifiuta ostinatamente di fare il nome. La mazzetta dei giornali è ancora intonsa, a riprova del distacco con cui Clementina vive il tourbillon di queste ore, e il fatto di ritrovarsi (primo magistrato dai tempi ormai remoti dello scontro Cossiga-Casson) addirittura nel mirino del Quirinale.
Alle contestazioni che gli ispettori le hanno mosso, il giudice ha risposto nel modo più semplice. L’ordinanza - che indicava e riportava le telefonate di cui la Camera dovrà valutare l’utilizzabilità - è stata depositata al termine dell’udienza nella cancelleria dell’ufficio del giudice per le indagini preliminari, al settimo piano. Da quel momento è stata messa a disposizione di tutti i numerosi difensori di indagati del caso Antonveneta, e un ingente numero di fotocopie da quel momento ha iniziato a circolare nel palazzo di giustizia, senza che la Forleo avesse neanche lontanamente la possibilità di impedirlo. E ieri la dottoressa ha replicato anche alla seconda contestazione degli ispettori, che lamentavano come le telefonate fossero arrivate ai giornali prima che al Parlamento. La Forleo ha indicato punto per punto, citando il codice, le tappe che ha inteso seguire. Prima l’ordinanza della settimana scorsa, messa a disposizione degli avvocati e catapultata in mondovisione. Subito dopo, ed è il lavoro di cui la dottoressa si sta occupando in questi giorni, un compito assai delicato: la distruzione di tutte le altre intercettazioni, quelle considerate ininfluenti nel processo e destinate quindi al rogo: cosa si dica in quelle telefonate non lo si saprà mai (a meno di nuove sorprese). Soltanto dopo questa fase la Forleo si occuperà, nei dieci giorni che il codice le assegna, di inviare alla presidenza della Camera il cd rom in cui saranno riversati i file mp3 che contengono le conversazioni utili all’inchiesta. Solo quando il pacchetto sarà partito per Roma la faccenda potrà considerarsi chiusa. Ma solo per riaprirsi al ritorno dalle vacanze, quando per la Forleo scatterà l’impeachment formale.